Top 100, le donne raccontano il mondo delle imprese
Le protagoniste sul palco dell’azienda agricola Borgoluce, a Susegana, per l’evento organizzato da Nord Est Multimedia e da Pwc

Meno di una donna ogni quattro uomini siede in un consiglio di amministrazione nelle 100 migliori aziende del Nord Est, ma sono più giovani: in media le amministratrici hanno 3 anni in meno rispetto ai colleghi uomini.
Ma guai a chiamarle quote rosa. Non sono una specie protetta. È quanto è emerso ieri durante i confronti che si sono tenuti nella cantina Borgoluce delle sorelle Ninni e Caterina di Collalto, a Susegana, in occasione nella prima tappa di Top 100, dedicata alle donne.
I dati sono quelli offerti da Erika Andreetta e dai ricercatori di Pwc e sono stati utili per scattare una fotografia della presenza femminile nelle società del Nord Est. Numeri alla mano, le donne negli organi societari si fermano al 22,8% del totale. Nello specifico, nelle 100 aziende leader del territorio, nei cda siedono 134 donne contro 458 uomini, nei collegi sindacali 142 rispetto ai 303 uomini, mentre peggio va per quanto riguarda i procuratori, solo il 19% è donna: 262 donne, contro i 1.057 uomini.
Oltre una decina le donne che si sono alternate sul palco, tra queste anche la presidente di Umana, Maria Raffaella Caprioglio: «Sono stata consigliera quando eravamo in 20, ora abbiamo 1.500 dipendenti». Caprioglio è una delle poche donne presidenti nelle top 100 del Nord Est, merito del suo curriculum: nel 1998 entra in Umana, nel 2007 ne diventa vicepresidente e, dal 2012, presidente. Non solo. È membro del consiglio generale di Confindustria nonché componente del gruppo tecnico Education e Relazioni Industriali e Welfare. Da anni si occupa della formazione di donne e uomini con l'obiettivo di gettare nuovi semi in un terreno che deve essere fecondato: «La formazione è la linfa per il futuro della nostra società. Insegniamo alle ragazze di studiare per puntare in alto e raggiungere le vette delle aziende. Il cambiamento parte da qui». Caprioglio, poi, conclude: «Si tratta di intraprendere una battaglia delle donne, si tratta di un fatto culturale, cultura degli uomini, ci vogliono padri che credono nelle donne che lascino lo spazio alle donne di scegliere cosa ma a decidere quanto spazio dare al lavoro».
Con utile netto raddoppiato e una redditività in crescita, Dolomiti Energia punta a diventare operatore integrato leader delle rinnovabili. Il consiglio di amministrazione è presieduto da Silvia Arlanch e, qualche giorno fa, ha approvato la relazione finanziaria annuale che certifica una crescita del 150% dell'utile, passato dai 170 milioni del 2023 agli attuali 348 milioni.
Nel suo caso non si tratta di un'azienda di famiglia. Ha fatto un lungo percorso professionale, prima nella consulenza, in Ernst and Young, poi come commercialista e revisore, fino a diventare nel 2021 consigliere di Dolomiti Energia, di cui è presidente dal 2022. «Sono cresciuta professionalmente in una grande società di revisione, in un contesto dove si lavorava tantissimo, ci si metteva in gioco. È stata un'esperienza totalizzante. Ancora oggi porto con me quel metodo e quello spirito».
La carriera di Arlanch subisce una battuta d'arresto con la gravidanza: «Poi arriva "la pancia" e da Milano sono tornata a Verona». Uno stop che però non ha fermato la professionista: «Ho capitalizzato l'esperienza entrando in uno studio tradizionale di commercialisti, ero l'unica donna, a parte le segretarie e contabili. Sono diventata l'elemento di cambiamento, e ne vado fiera». Poi il grande passaggio: «Nel 2021 sono entrata in Dolomiti Energia.
Due anni dopo ne sono diventata presidente. Oggi ho 56 anni. È un'età matura. Nella carriera delle donne serve pazienza. Tra i 40 e i 50 anni io ho avuto "un tono di pazienza": non potevo andare alle riunioni delle 18: 30, perché mi dicevo che dovevo fare la cena. Oggi, dopo 10 anni, le riunioni si fanno alle 8: 30».
E, infine, un consiglio alle donne: «Dobbiamo parlare di soldi, solo così quantifichiamo il nostro valore». Ruolo apicale in un mondo di maschi, «che non perdona se sbagli che chiede di dimostrare ogni giorno di essere meglio degli uomini».
Alessandra Bianchi, amministratrice delegata del Padova Calcio racconta la sua esperienza: «Ho una laurea in economia, non in materie Stem, la mia gavetta l'ho fatta nella consulenza». Ha lavorato come senior analyst nell'area equity capital market di Interbanca Spa dal 2001 al 2006, poi come senior analyst alla Bocconi e infine per la Lega Pro nell'area comunicazione per quattro anni. Poi è approdata al Padova Calcio: è stata la prima presidente donna della squadra.
«Ricopro varie cariche, alcune le ho guadagnate sul campo, grazie al merito», si racconta Bianchi, «altre le ho ottenute per la dicitura: quote rosa da raggiungere. Non è una bella definizione, ma oggi sono necessarie per far sedere le donne sulle poltrone più importanti».
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