Mediobanca e Generali, la Bce valuta il concerto tra Caltagirone e Delfin

L’istituto milanese punta il dito sul ruolo dei due azionisti nel controllo di tre istituzioni chiave. Intanto i vertici del Leone hanno inviato una segnalazione a Consob e Ivass su eventuali accordi

Giorgio Barbieri

La Banca centrale europea accende un potente faro sul risiko finanziario italiano che da Rocca Salimbeni a Siena, passando per Piazzetta Cuccia a Milano, punta dritto a Trieste dove il tandem Caltagirone - Delfin mira alla conquista delle Assicurazioni Generali.

E la Bce è ora chiamata a valutare proprio la natura del legame tra il costruttore ed editore romano e la finanziaria della famiglia Del Vecchio guidata da Francesco Milleri. Mediobanca aveva infatti da subito avanzato «potenziali disallineamenti di interesse tra alcuni rilevanti azionisti presenti in Mediobanca, Mps e Assicurazioni Generali e gli altri azionisti di entrambe le realtà».

E ora, secondo il Financial Times, l’istituto di Francoforte, cui spetta la vigilanza sulle grandi banche europee, dovrà esprimere un parere proprio su un’osservazione cruciale arrivata da Piazzetta Cuccia: ossia che due dei principali azionisti potrebbero ottenere il controllo di tre delle principali istituzioni finanziarie del Paese (per l’appunto Mps, Mediobanca e Generali) senza l’approvazione delle autorità di regolamentazione.

In particolare, spiegano fonti vicine al dossier, la Banca centrale europea sarebbe chiamata a valutare i movimenti di Delfin, la cassaforte finanziaria della famiglia Del Vecchio, che possiede il 9,8% del Monte dei Paschi, il 9,9% di Generali e il 19,8% di Mediobanca. Ed è probabilmente su quest’ultimo punto che Mediobanca spera di fare breccia con la vigilanza di Francoforte.

Quando, nell’agosto 2020, la Bce diede il via libera a Leonardo Del Vecchio per salire fino al 20% di Piazzetta Cuccia lo fece con la prescrizione che restasse un puro investitore. Tanto che due anni dopo, quando nel maggio del 2022 lo stesso Del Vecchio chiese l’autorizzazione a crescere ulteriormente oltre il 20%, da Francoforte arrivò l’altolà sostenendo che se un azionista supera il 20% del capitale di una banca e ne acquisisce di fatto il controllo, debba sottoporsi esso stesso alla vigilanza della Bce, con prescrizioni più rigorose in termini di requisiti, limitazioni e obblighi.

Un obbligo che, secondo alcuni osservatori, ora verrebbe sostanzialmente superato attraverso l’offerta di pubblico scambio presentata da Monte dei Paschi (di cui Delfin è un importante azionista assieme al governo attraverso il Mef e a Caltagirone) sull’istituto di Piazzetta Cuccia.

C’è poi il capitolo Generali, vero obiettivo di tutta la partita. Nel Leone di Trieste Caltagirone è poco sotto il 7%, mentre Delfin, come detto, ha appena meno del 10% ed è in attesa dell’autorizzazione a salire fino al 20%.

In Mediobanca, che è appunto primo azionista di Generali, i pesi sono del 7,6% del capitale per Caltagirone e del 19,8% per la Delfin. Infine, i due grandi azionisti sono presenti anche in Mps, con Caltagirone all’8% e Delfin al 10%. Ed è questo fitto intreccio che da Siena porta a Trieste che, secondo le osservazioni presentate dai legali, c’è il rischio che i due azionisti forti acquisiscano il controllo di una fetta importante del sistema finanziario italiano, agendo di fatto assieme ma senza mai ufficializzare le loro intenzioni.

Grazie alla partecipazione del 13% di Mediobanca in Generali, scrive il Financial Times, l’operazione potrebbe dare al duo Caltagirone - Delfin un’influenza complessiva del 29% sulle azioni della compagnia assicurativa, nonostante ne detenga direttamente solo il 16%. Nella sua presentazione, sottolinea il quotidiano della City, «Mediobanca ha espresso preoccupazioni di governance riguardo all’influenza eccessiva che gli investitori potrebbero ottenere dalla catena di investimenti collegati. Il timore di Mediobanca, dunque, sembra essere quello che ci sia una concertazione tra azionisti che, per legge, dovrebbe essere dichiarata alla Bce». E in assenza di una notifica, l’autorità di vigilanza può anche arrivare a congelare i diritti di voto.

Nel frattempo, è emerso ieri, anche Generali ha presentato una segnalazione a Ivass e Consob proprio sul presunto concerto che legherebbe Caltagirone e Delfin nelle partita che non riguarda solo il gruppo assicurativo ma coinvolge a monte anche Mediobanca e Mps. Si tratta comunque di una segnalazione e non di un esposto, particolare che non obbliga quindi le due autorità a intervenire. Il concerto, secondo le regole del Tuf, del Regolamento emittenti e alla prassi della Commissione, è infatti difficile da dimostrare perché in sostanza sono richieste prove documentali.

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