UniCredit, sì all’aumento: «Offerta su Banco Bpm soltanto se crea valore»
Assemblea dei soci: approvazione plebiscitaria sull’emissione di azioni a servizio dell’Ops. Orcel: «Opportunità industriale e strategica, ma esclusivamente a condizioni rigorose»

Andrea Orcel non ha dubbi: la crescita organica di UniCredit è tutt’altro che finita. E se Banco Bpm può rappresentare un’opportunità industriale e strategica, lo sarà solo «a condizioni rigorose, coerenti con il valore che ciascuna banca apporta».
Il numero uno del gruppo di Piazza Gae Aulenti, in apertura dell’assise dei soci a Milano, mette così i puntini sulle “i” sull’ops su Banco Bpm, ma anche sulle notizie relative all’Opa che Piazza Meda ha lanciato su Anima, lasciando intendere che l’ipotesi di aggregazione resta sul tavolo, ma subordinata alla chiusura della partita sul risparmio gestito e a un contesto di creazione di valore condiviso.
Sull’Ops si va comunque avanti, nella parte straordinaria l’assise dell’istituto di piazza Gae Aulenti ha infatti dato un via libera quasi unanime (favorevole il 99,8801% del capitale presente) all'aumento di capitale al servizio dell'offerta pubblica di scambio su Banco Bpm.
«Avevamo ragione a considerare un’offerta su Banco Bpm escludendo Anima, viste le incertezze che questo doveva comportare e che oggi vediamo. Tali offerte possono aumentare, mantenere o diminuire il valore di Bpm e ci riserviamo di valutare una volta che l’operazione su Anima sarà conclusa», ha affermato Orcel, con un chiaro riferimento al parere di Bce sulla non applicabilità del Danish Compromise sull’operazione Bpm Anima, confermato di fatto ieri da Eba, con la decisione di non rispondere alla richiesta.
Nel frattempo, UniCredit corre per conto proprio. Il gruppo ha raggiunto un utile netto record da 9,7 miliardi, con una redditività del 13% e un Cet1 al 21%, numeri che lo pongono. Il ritorno totale per gli azionisti dal 2021 ha toccato quota +750%, quasi quattro volte la media dei competitor europei, ha rivendicato Orcel. «Questo significa che chi avesse investito 100 euro a fine 2020 oggi si ritroverebbe con circa 850 euro in tasca».
L’ad ha rivendicato i progressi della trasformazione di UniCredit, passata «dalla coda alla testa del settore» e ora leader anche nella distribuzione di dividendi: oltre 26 miliardi distribuiti agli azionisti, il 65% in più rispetto all’obiettivo originario e una volta e mezzo la capitalizzazione iniziale. L’ambizione, ora, è confermare questo ritmo: 10 miliardi di utile entro il 2027, con 6,5 miliardi di capitale in eccesso da restituire al mercato.
A rafforzare la rotta indicata dal top manager è arrivato anche il via libera dell’assemblea degli azionisti, che ha approvato il bilancio 2024 con una maggioranza bulgara: il 99,46% dei voti favorevoli e la destinazione dell’utile, con l’erogazione del dividendo, passata con il 99,96% dei voti.
«Abbiamo una possibile operazione con Banco Bpm che, se fatta ai termini corretti che abbiamo più volte ricordato, può aggiungere molto valore a tutti gli stakeholder. Se questo non fosse possibile, non perseguiremo questa opportunità e, come impegno preso con i nostri azionisti, continueremo con il nostro scenario base che rimane comunque molto positivo», ha ribadito Orcel durante il suo intervento in assemblea.
A chi teme una svolta aggressiva sul piano industriale, l’ad ha risposto: «L’operazione (con Bpm, ndr) consentirebbe di completare la combinazione delle due reti con il nostro modello omnicanale e di portare la rete di Piazza Meda in linea con la nostra, investendo in strutture, digitalizzazione e strumenti. Non prevediamo grosse razionalizzazioni, anzi».
Nel dettaglio, la fusione porterebbe alla nascita di «un numero due più forte in Italia, con una quota di mercato migliorata in prodotti e segmenti da noi mirati: Pmi, affluent e private», ha aggiunto. Il messaggio chiave però resta centrato sull’autosufficienza del modello UniCredit, che, come ha sottolineato più volte il ceo, ha ancora ampie potenzialità da esprimere in autonomia.
Sul fronte internazionale, Orcel ha risposto alle domande degli azionisti anche in merito alla partecipazione in Commerzbank, chiarendo che la quota detenuta dal gruppo «è totalmente coperta». E aggiungendo: «Nel momento in cui volessimo uscire ci porteremmo a casa il capitale investito più un guadagno».
A fine 2024, UniCredit deteneva circa il 28% di Commerzbank, di cui il 9,5% direttamente e il 18,5% tramite strumenti derivati. La Bce ha autorizzato il gruppo a salire fino al 29,9% della banca tedesca.
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