Bitonci: «Transizione 5.0 semplificata, così le Pmi possono affrontare le crisi»
Dai Confidi alla rottamazione l’analisi del sottosegretario al ministero delle Imprese e del Made in Italy: «Ogni settimana aumentano i milioni di euro di crediti di imposta prenotati»
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«Grazie alle semplificazioni introdotte con la Legge di Bilancio, che hanno recepito molte delle indicazioni che erano arrivate dal mondo delle imprese, il piano Transizione 5.0 sta finalmente prendendo piede». Ne è convinto Massimo Bitonci, sottosegretario leghista al ministero delle Imprese e del Made in Italy con le deleghe proprio sugli incentivi di natura fiscale. Ed è in questa veste che ha seguito la lunga gestazione del piano di incentivi conoscendone i difetti ma anche le opportunità che offre al sistema delle piccole e medie imprese, soprattutto in chiave di efficientamento energetico. «Dobbiamo ammettere che la misura è partita con diverse difficoltà», aggiunge Bitonci, «soprattutto a causa delle complessità burocratiche e dei tempi troppo stretti. Ma ora le cose stanno andando nella giusta direzione».
Quali sono i numeri più aggiornati?
«Una spinta è arrivata dalla Legge di Bilancio che ha ampliato l’ambito di applicazione e semplificato le procedure di accesso al beneficio. Alla scorsa settima ammontavano a 422 i milioni di euro di crediti di imposta prenotati. Raddoppiati rispetto alla settima precedente. Non dimentichiamo che alla fine dell’anno scorso erano inchiodati a 100 circa. E in più sono quasi 1.400 le pratiche attive tra quelle confermate e in prenotazione. Alla fine dello scorso anno erano invece poco più di 300».
Numeri però ancora molto lontani dai 6,23 miliardi di euro disponibili a valere sul Pnrr.
«Ci sono stati problemi legati ai tempi necessariamente lunghi che ci sono voluti per ottenere dalla Commissione europea la rimodulazione del piano. Ma rivendico che ci sono evidenti miglioramenti. Come rivendico anche la riforma del Fondo di garanzia per le Pmi».
In cosa consiste?
«Ha semplificato uno schema di percentuali piuttosto farraginoso e ha avuto il merito di ridurre l’onerosità per lo Stato, con accantonamenti a fronte di eventuali default sulle nuove operazioni accolte che sono calati di oltre 500 milioni, collocandosi poco sopra 2 miliardi di euro».
Sempre riguardo alle Pmi è stata avviata la riforma per il riordino e la semplificazione della normativa sui Confidi. Quali saranno gli effetti?
«La delega al governo ha l’obiettivo di rendere più efficaci i meccanismi di sostegno finanziario, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese, in special modo quelle meno strutturate. L’intervento è il risultato di un lungo confronto con il Mef, la Banca d’Italia e le associazioni dei Confidi, e rappresenta una risposta concreta per sostenere il nostro sistema produttivo».
Veniamo alla cosiddetta rottamazione. Perché non deve essere vista come un favore agli evasori?
«Lo dicono i numeri. Il magazzino fiscale ha 1.275 miliardi di debiti, nel 2019 erano 900. Questi comprendono anche 156 miliardi di debiti di soggetti falliti, 170 miliardi di ditte cessate o soggetti deceduti, 135 miliardi di soggetti nullatenenti. Sono 460 miliardi che non possono più essere riscossi. E poi ci sono i soggetti che non sono in grado di pagare e che non vanno confusi con chi evade le tasse. Sono persone che hanno pagato in passato e che ora non riescono più a farlo».
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