Dazi Usa sul vino, spedizioni bloccate e ordini in calo del 20 per cento

In attesa della decisione di Trump sui dazi, le spedizioni di vino italiano verso gli Usa rallentano, tra panico e strategie di anticipazione. I produttori: «Il nostro importatore ha bloccato tutto». Ecco cosa sta succedendo 

Lorenza Raffaello
Claudia Adami produttrice di vino prosecco docg
Claudia Adami produttrice di vino prosecco docg

Non serve aspettare il 2 aprile. Gli effetti dei dazi americani sul vino italiano, e sugli alcolici in generale, si percepiscono con una settimana di anticipo e si possono riassumere in una parola: caos.

Tra richieste di intervento del governo, ordini in calo, container fermi nei principali porti e produttori che in barba alla paura continuano ad esportare, gli effetti dell’allarmismo preventivo sono palpabili. Soprattutto dopo le parole del presidente Trump secondo cui le accise potranno essere pari al 200% del valore del bene.

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La redazione
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Eppure, proprio ieri una delegazione di ristoratori di New York è stata in visita nella cantina Bisol di Valdobbiadene: il morale era alle stelle e sono fioccate le ordinazioni.

Intanto anche il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha rilasciato un comunicato: «Sono in corso interlocuzioni tra le autorità italiane e quelle americane, e sono fiducioso nei risultati che potranno scaturire da una mediazione ragionevole e dai solidi rapporti tra Italia e Stati Uniti, recentemente rinsaldati dalla Premier Meloni. Da parte del Veneto c’è la volontà di continuare a coltivare con gli amici statunitensi rapporti di grande cordialità».

L’allarme

Circa una decina di giorni fa la US Wine Trade Alliance, l’associazione degli importatori americani, ha inviato a tutti i produttori italiani una comunicazione suggerendo di congelare le spedizioni verso gli States in attesa delle decisioni di protezionismo del governo americano, previste per il prossimo 2 aprile. Tanto è bastato per generare il panico tra i rappresentanti dei produttori.

Martedì pomeriggio i tre principali consorzi di tutela del Prosecco hanno inviato una lettera al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, con la richiesta di intervenire a protezione delle bollicine made in Treviso. «Il nostro sistema produttivo che da alcuni giorni sta assistendo alla sospensione delle spedizioni di Prosecco Doc, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg e Asolo Prosecco Docg verso il mercato statunitense», si legge nella lettera.

Non solo Prosecco, anche i produttori del Valpolicella e dell’Amarone chiedono attenzione: «Gli ordini dagli Usa di gennaio e febbraio pre Vinitaly sono quasi tutti fermi», conferma Piergiovanni Ferrarese, presidente nazionale della sezione vino dei Giovani di Confagricoltura, «le cantine della Valpolicella hanno ricevuto il cosiddetto approntamento, cioè la richiesta di evadere ordini, e perciò abbiamo proceduto alla preparazione dei bancali e all’etichettatura. Ma gli importatori non si fidano a procedere nello scenario di incertezza sui dazi».

Cosa sta succedendo

Ad oggi ci sono diversi container fermi al porto di Livorno, come conferma il fondatore di Db Group, l’azienda trevigiana leader nelle spedizioni internazionali.

Eppure, facendo il punto della situazione, e parlando con i produttori, grandi stop non si sono visti. C’è da considerare che se le spedizioni hanno subito una flessione è anche perché l’hanno subita gli ordini, tornando però a dei valori in linea con quelli dell’anno scorso.

I mesi scorsi, o meglio dall’insediamento di Trump, c’è stato un exploit di richieste. I produttori veneti si sono mossi per tempo, anticipando gli ordinativi: «Ad essere cambiate sono le aspettative: è calata la voglia di acquistare perché nei primi due mesi è stata fatta molta scorta.

Adesso stiamo tornando alla normalità, bisogna attendere per capire cosa succederà», ha spiegato Franco Adami, presidente del consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg.

I produttori

«Per quanto riguarda il Gruppo Lunelli, stiamo continuando a spedire e non abbiamo ricevuto richieste di interruzione da parte dei distributori.

Bisol1542, per cui gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato export, ha anticipato il più possibile gli ordini previsti per il 2025, su richiesta dell’importatore. Come evidenziato dai Consorzi del Prosecco, c’è molta preoccupazione e incertezza», ha affermato Matteo Lunelli, presidente di Bisol1542, Ferrari Trento e Ceo del Gruppo Lunelli.

Questa manovra avrebbe conseguenze negative per tutte le parti, per i produttori italiani, per i consumatori americani, ma anche per tutti i nostri partner. Nel comparto delle bollicine non esiste una produzione locale in grado di sostituire i volumi sviluppati dal Prosecco, dal Trentodoc e dalle altre Denominazioni europee come Champagne e Cava».

Sentiment confermato anche da Claudia Adami di Riva dei Frati di Cornuda: «Noi stiamo continuando a spedire, c’è molta preoccupazione e ci aspettiamo un forte calo». C’è chi ha visto modificare la situazione nel giro di pochi giorni, come Sabrina Rodelli, della Cantina Pizzolato, realtà trevigiana attenta al biologico e alla sostenibilità: «Circa una decina di giorni fa il nostro importatore ha bloccato le spedizioni. Ha tenuto fermo il container due giorni, poi è ripreso tutto proprio tre giorni fa è partita la nostra ultima spedizione: 12 mila bottiglie verso il New Jersey. La sola paura dei dazi, però, ha rallentato gli ordini del 20%».

L’intervista 

Insieme al fratello Vittorino ha fondato la Db Group, l’azienda internazionale con sede a Montebelluna, tra i principali esportatori di bottiglie di vino in Italia. Valter De Bortoli in questi giorni è diventato osservatore privilegiato, da una parte dei timori provati dai produttori e dall’altra dalle azioni preventive messe in atto dagli importatori americani.

Presidente DB Group Valter De Bortoli
Presidente DB Group Valter De Bortoli

In questi giorni avete ricevuto particolari comunicazioni dai produttori?
«No, credo che stiano aspettando di capire cosa succederà la settimana prossima. Temono che possano venire applicati i dazi alla merce in transito e che poi si trovino a pagare in più. Per questo aspettano».
Come funzionano le spedizioni oltreoceano?
«La merce esce dalle cantine e viene caricata su dei contenitori, poi viene portata all’imbarco, per la maggior parte al porto di Livorno, ma anche Genova o Venezia che sia. E poi da là viene spedita con i container sulle navi verso gli Stati Uniti».
Oggi, 27 aprile, sono partite le normali spedizioni oppure no?
«In questi ultimi giorni abbiamo visto dei rallentamenti degli ordini, non solo dei produttori veneti, ma da tutta Italia. I nostri clienti stanno riprogrammando le spedizioni perché è ancora in dubbio se Donald Trump applicherà o meno i dazi. Se succederà, i nostri produttori dovranno pagare per sdoganare la merce negli Usa. In questi giorni ho visto un calo, insomma, delle chiamate e delle spedizioni perché stanno aspettando di capire cosa succederà dopo il 2 aprile».
È possibile fare delle previsioni?
«Assolutamente no. Non si sa che cosa farà il presidente degli Stati Uniti, perché ogni due minuti dice una cosa e poi torna indietro, quindi bisogna capire cosa farà effettivamente. Per il momento i dazi sono solo annunciati».
Quindi, in pratica, cosa sta succedendo al porto?
«Se le aziende non spediscono merci vuol dire che stanno aspettando, ma noi non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione. Non è che i produttori ci abbiano chiamati per dire a me, spedizioniere, che non avrebbero spedito la merce in attesa di certezze. Chi ha deciso di non farla partire la tiene semplicemente in magazzino senza avvisarci».
Voi comunque state spedendo in questi giorni. Giusto?
«Sì, certo: le spedizioni sono rallentate, ma non si sono mai bloccate. È il produttore che decide se spedire, e quindi se prendersi il rischio di andare incontro al fatto che possano essere applicati i dazi. È una scelta sua».
Quanto ci mette una bottiglia di vino che parte da Conegliano ad arrivare a New York?
«Dal momento in cui la bottiglia esce dalla cantina e viene presa in carico la spedizione, ci vuole tra una settimana e 15 giorni perché trovi il posizionamento del container sulla nave e poi parte per la traversata. Ci vogliono circa venti giorni di navigazione per andare in America. Quindi dal momento in cui esce dalla produzione, cioè dal magazzino di partenza dove la merce è stoccata, ci vuole un mese, un mese e mezzo».
È possibile calcolare quante bottiglie non sono partite in questi giorni per questi timori?
«Non si può quantificare quanto questo rallentamento sia dovuto al timore dei dazi, quanto a una leggera flessione del periodo. Credo che sia una questione di attesa, ma anche di un momento particolare in cui magari c’è meno richiesta».
È preoccupato?
«Sono preoccupato più per i produttori di prossimità, per i nostri territori, il vino è un bene fondamentale per la nostra economia. E poi sono anche preoccupato anche per noi dei trasporti. Se il vino non parte più, noi avremo meno trasporti da fare. Quindi la mia preoccupazione è per il comparto del vino, dei produttori, ma anche per quello della logistica. A occuparsi di spedizioni di bottiglie oltreoceano, oltre alla nostra azienda, ci sono altre tre o quattro realtà importanti. L’applicazione di dazi si rifletterà su tutta la filiera. Non ci resta che attendere per capire cosa succederà dalla settimana prossima».

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