Quelle grandi imprese che tracciano la strada «Va premiato il merito»

Welfare per favorire la genitorialità, parità di genere, passaggi generazionali. Le imprenditrici raccontano le loro scelte personali e le strategie aziendali

Roberta Paolini
Antonella Nonino, Silvia Arlanch, Camilla Lunelli con Maura Delle Case
Antonella Nonino, Silvia Arlanch, Camilla Lunelli con Maura Delle Case

Il mondo dell’impresa può svolgere un ruolo straordinario nel guidare una rivoluzione tanto necessaria quanto silenziosa: quella della parità di genere nei luoghi di lavoro. Una trasformazione ancora troppo lenta, ma che nasconde esperienze di grande valore e casi esemplari.

C’è chi lavora nell’acciaio e chi nelle vernici: settori ancora a netta prevalenza maschile, dove però le donne – quando ci sono – spingono più forte. Ogni traguardo raggiunto diventa un nuovo punto di partenza. È l’attitudine che accomuna Barbara Beltrame, vicepresidente di Acciaierie Beltrame, e Maria Luce Geremia, vicepresidente di San Marco Group.

«I dati non sono positivi, soprattutto nella fascia 30-49 anni», osserva con franchezza Beltrame. «Sono gli anni in cui si costruisce una famiglia, ma anche quelli in cui una donna ha tantissimo da dare. E troppo spesso viene penalizzata per questo». Il nodo, secondo l’imprenditrice, è duplice: la cultura aziendale ma anche quella «donna-donna», perché «dobbiamo imparare a sostenerci di più».

Gli strumenti per favorire il cambiamento ci sono, ribadisce Beltrame, ma «manca la mentalità. Posso offrire formazione Stem, corsi, master, ma se una ragazza vuole restare a casa, non posso obbligarla. Serve partire dalle elementari, dalle famiglie. E smettere di considerare lavoro e famiglia come due ambiti in contrapposizione».

Barbara Beltrame e Mariluce Geremia con Lorenza Raffaello
Barbara Beltrame e Mariluce Geremia con Lorenza Raffaello

Farsi spazio in azienda, anche in un contesto familiare e strutturato come quello delle grandi imprese industriali, richiede determinazione. Beltrame non lo nasconde: «Ho sgomitato. Ho studiato, viaggiato, cercato esperienze in contesti diversi. Sono entrata in azienda a 25 anni, incinta, e ho trovato uno spiraglio nella comunicazione, che nel settore siderurgico era completamente assente. L’ho sfruttato».

La questione del passaggio generazionale è centrale anche nel racconto di Maria Luce Geremia, che rievoca la figura della nonna Alessandrina, scomparsa a 102 anni: «Fino a 98 anni veniva in azienda. Laureata in Economia a Ca’ Foscari nel dopoguerra, è stata lei a industrializzare l’azienda di famiglia. Ci ha sempre trasmesso un principio fondamentale: famiglia e lavoro non si escludono. E che avere un lavoro ti dà identità, anche quando i figli crescono».

Nonino al Top Donne racconta la sfida (vinta) del ricambio generazionale

Due storie personali, due visioni complementari, ma un’unica convinzione condivisa: la parità di genere certo non si conquista per decreto, ma serve meritocrazia per fare in modo che si crei lo spazio necessario per l’ascesa verso la vetta.

Non una questione di genere, ma di visione. E di qualità. E questo invece il filo rosso che lega le voci di chi, in azienda, ci è cresciuto dentro, tra gli alambicchi e le sfide dei mercati globali. Come nel caso delle sorelle Nonino, che guidano una delle distillerie più celebri del Paese, dove la grappa è diventata un affare di famiglia, ma anche un progetto culturale e imprenditoriale ad alta quota. «Non è un’azienda tutta al femminile — precisa Antonella Nonino — perché nostro padre, mancato dieci mesi fa, è stato una figura fondamentale. Ma è una famiglia in cui le donne sono sempre state protagoniste. A partire da nostra nonna Silvia, rimasta vedova con figli piccoli».

L’arrivo di Giannola, la madre, segna la svolta. «Nostro padre era abituato a lavorare con le donne, per lui non c’era nulla da dimostrare: ha portato nostra madre in distilleria e insieme hanno rivoluzionato la grappa. Nel 1973 hanno inventato la grappa monovitigno, partendo dal Picolit, e hanno trasformato un prodotto contadino in un distillato internazionale».

Il passaggio generazionale è avvenuto senza clamori ma non senza tensioni. «Certo che c’è stata tensione, è naturale — racconta — ma è stata una tensione costruttiva».

Il consiglio di amministrazione è oggi composto interamente da donne. La madre è ancora presidente operativo, Antonella, Elisabetta e Cristina gestiscono l’azienda, e Francesca, una delle nipoti, è già entrata a pieno titolo. Il discorso si allarga.

Le imprese familiari sono un ecosistema delicato, dove il merito deve convivere con i legami di sangue. Camilla Lunelli, Director of Communications and External Relations at Gruppo Lunelli, famiglia alla guida di Cantine Ferrari, lo spiega con lucidità. “Le aziende familiari possono avere una visione di lungo termine e un legame con il territorio che le rende uniche. Ma il passaggio generazionale è sempre critico. Per questo abbiamo sottoscritto un patto di famiglia: per regolare i ruoli, premiare il merito, garantire la sostenibilità nel tempo”.

Lunelli al Top Donne: "Un patto di famiglia per preservare il merito"

Nel patto ci sono regole precise: l’obbligo di fare esperienze esterne prima di entrare in azienda, un limite al numero di familiari coinvolti, criteri di selezione chiari. «È fondamentale — dice Lunelli — per evitare conflitti e per attrarre anche talenti esterni. Un’azienda funziona se le persone funzionano, se sono motivate e hanno prospettive di crescita».

Gioia Tonazzo, supply chain manager di Kione ha vissuto un’esperienza ancora diversa: «Siamo partiti tutti dallo stesso livello, una strada sterrata da percorrere». Il merito è la parola d’ordine in Kione «Veniamo premiati per i fatti. Non abbiamo mai dovuto investire nulla in termini di comunicazione di genere, perché per noi è naturale cercare il merito e la competenze delle persone. Non esistono categorie di genere, e questo vale per tutti i ruoli».

Tonazzo (Kioene) al Top Donne: “Il merito è la parola d’ordine, non esiste un tema di genere”

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