Roncadin presenta il piano Tirso. «Nuovo stabilimento in un anno»

L’imprenditore di Meduno punta a rafforzare la presenza in Friuli Venezia Giulia. La fabbrica passerà gradualmente a 3 linee con l’assunzione di 100 dipendenti

Diego D’amelio

Un anno di formazione per il personale e la partenza della prima linea di produzione di pizze surgelate a maggio 2026. Poi l’entrata a regime dello stabilimento nei 12 mesi successivi, che vedranno la fabbrica passare gradualmente a tre linee e crescere di 100 nuovi assunti, da aggiungere ai circa 170 dipendenti attuali. Con l’obiettivo di arrivare ad almeno 500 entro il 2030.

Si arricchisce di nuovi elementi il progetto di Roncadin per il subentro all’impresa tessile Tirso. I primi dettagli sono stati comunicati ieri ai sindacati dai manager della società pordenonese del food, che hanno chiarito di aver presentato una bozza di offerta, ma che questa deve ancora essere valutata dal giudice di Venezia, che stabilirà la congruità della cessione del ramo d’azienda nell’ambito del risanamento del gruppo Fil Man Made di Treviso.

Il tavolo nella sede della Regione è durato un’ora. Alla presenza dei responsabili delle risorse umane di Tirso e Roncadin, oltre a sindacati e Confindustria. Roncadin ha confermato la volontà di insediarsi a Trieste ed evidenziato che la trasformazione dello stabilimento avverrà in tempi brevi, consentendo di avviare la produzione dal maggio 2026. La Regione ha evidenziato il sostegno di 8 milioni al consorzio industriale Coselag per rinnovare l’area sul piano infrastrutturale e si è impegnata assieme a Confindustria sul piano della riqualificazione del personale che dovrà cambiare radicalmente mansioni.

Il tavolo si riaggiornerà probabilmente dopo il parere del tribunale e dovrebbe allargarsi a coinvolgere i sindacati del settore alimentare, per la necessità di trasferire i lavoratori dal contratto nazionale dei tessili a quello dell’industria alimentare. Le parti stenderanno inoltre un cronoprogramma che indichi i vari passaggi e fissi precise scadenze temporali, sempre qualora la compravendita vada in porto.

In una nota la Regione parla di «grande soddisfazione» per gli sviluppi, «frutto di un’intensa attività preparatoria portata avanti in questi mesi in forte sinergia tra tutti i soggetti coinvolti e in stretta collaborazione con Confindustria Alto Adriatico». Domani la giunta varerà una delibera che darà il via al percorso per la stesura dell’Accordo di programma per la riconversione del sito. «Il rilancio del sito di Muggia – conclude la Regione – rientra in un piano complessivo di sviluppo di quell’area industriale e del territorio di Trieste supportato con grande convinzione dall’Amministrazione».

Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico, sottolinea che «Roncadin ha dichiarato la volontà consolidata di procedere e c’è grande compattezza di Regione, sindacati e Confindustria, che insieme hanno saputo gestire anche questa crisi, mettendo al centro il mantenimento dell’industria a Trieste e l’occupazione. Roncadin ha valutato anche altre opzioni più vicine a Pordenone, ma abbiamo cercato di far comprendere che Trieste è un’importante occasione di business e l’occasione per salvaguardare posti di lavoro soprattutto femminili».

Positivi i commenti dei sindacati. Filippo Caputo (Confsal) rivendica di aver «accompagnato con ottimismo questa situazione: gli incontri con la Regione ci hanno sempre rassicurato e ci siamo fidati. Le istituzioni ci hanno visto bene e spero che le dichiarazioni di Roncadin si trasformino in realtà, perché Trieste ha bisogno di lavoro e industria».

Anna Furlan (Cisl) saluta con favore «la previsione di 100 assunzioni», ma aggiunge che «bisogna ancora valutare piano industriale e organizzativo, entrando nella concretezza. Speriamo che l’incontro col giudice avvenga il prima possibile. In fabbrica il clima è buono e la maggioranza è motivata a restare in un sito che sentono come casa propria. Apprezziamo il lavoro di Regione e Confindustria».

Fabrizio Zacchigna (Cgil) parla di «tavolo molto positivo: le prospettive sono buone e c’è ottimismo sull’iniziativa di Roncadin: ora si concordi il piano industriale, occupazionale e di riconversione».

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