Quei falsi profeti da smascherare

Bisogna sfatare gli aedi di un sedicente pacifismo ipocrita e strumentale, per un pugno di voti in più

Vincenzo MilanesiVincenzo Milanesi
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (foto Epa)
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (foto Epa)

Dulce bellum inexpertis, la guerra può sembrare bella solo a chi non ne ha mai fatto esperienza. È uno degli adagia, cioè dei proverbi dell’antichità ripresi e commentati da Erasmo da Rotterdam nel Cinquecento. E dice una grande verità. Erasmo ne sapeva qualcosa, dato che negli anni suoi la guerra in Europa era all’ordine del giorno, e persino papa Giulio II non esitava a infilarsi la corazza e a guidare il suo esercito per riprendere possesso di parti dello Stato della Chiesa nell’Italia centrale.

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Paolo CostaPaolo Costa
La seduta di Consiglio europeo di giovedì scorso

Nella storia più recente, all’inizio del secolo scorso, il conflitto armato è stato spesso considerato persino in termini positivi, come un “grandioso cimento che mette a prova i nostri ideali”, e le guerre viste come “le necessarie crisi rinnovatrici delle società umane”. Un evento inevitabile nella storia dei popoli dei quali rigenera lo spirito “come i venti preservano i mari dalla stagnazione delle acque”, sosteneva il filosofo tedesco Hegel nell’Ottocento.

Da allora, in Occidente sono passate ere geologiche. Nelle democrazie occidentali oggi siamo, per fortuna, tutti, indistintamente, amanti della pace e contro la guerra, come Erasmo. E papa Francesco lancia da Roma un grido potente: “Disarmiamo la terra!”, un grido evangelicamente “profetico” contro tutte le guerre.

Anche la Carta dell’Onu sancisce oggi ciò che la nostra Costituzione afferma con forza: il ripudio della guerra. Ma con un “ma”: quando la guerra è “strumento di offesa alla libertà degli altri popoli” e a essa si vuole ricorrere come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. L’art. 11 della Costituzione, da cui sono tratte queste citazioni, bisogna leggerlo per intero. E non occorre essere raffinati costituzionalisti per coglierne la coerenza con il successivo art. 52, che recita: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Ma la nostra opinione pubblica “pacifista” sembra dimenticarsene. E fare riferimento alla Costituzione “più bella del mondo” solo quando fa comodo…

Nel momento drammatico dell’oggi, in Europa, bisogna smascherare i falsi profeti di un “pacifismo” ipocrita e strumentale, per un pugno di voti in più. E talora corifei della pace solo per via di rapporti stretti con chi comanda nel Paese che ha iniziato la guerra in Ucraina. Mentre c’è un presidente Usa che non distingue tra aggredito e aggressore, perché gli importa solo concludere lucrosi affari con l’aggressore, e politici italiani al governo inneggiano a lui, la percentuale di nostri concittadini pro-Kiev scende al 32%.

E giù a protestare se, per dissuadere chi ha già messo in atto una politica chiaramente imperialistica e - quella sì - guerrafondaia, gli altri Paesi europei cercano di rinforzare adeguatamente le proprie difese militari, nella prospettiva di coordinarsi poi tra di loro ad ogni livello a questo fine: non “contro” ma “per” la pace, fin che c’è, in Europa Occidentale, attraverso la deterrenza.

Risposta, invero, ancora timida, debole, ma meglio dii niente, come punto di partenza di un processo di più forte coesione almeno tra “chi ci sta”. Se l’opinione pubblica delle democrazie europee, a cominciare da quella italiana, non comprenderà che la posta in gioco è il sistema di valori fondanti della nostra civiltà occidentale, e che l’appeasement con le autocrazie malate di imperialismo nazionalistico metterà a rischio la loro libertà e la loro indipendenza dalle super-potenze politiche, economiche e militari che ormai si spartiscono il mondo, l’avranno vinta i falsi profeti. E il prezzo lo pagheranno i nostri figli e i nostri nipoti.

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