È iniziata l’era degli imperi: l’Unione Europea è la grande esclusa
Le parole che vengono dalle due sponde dell’Atlantico e da Mosca confermano il vorticoso mutamento degli assetti geopolitici mondiali


La lunga telefonata tra Trump e Putin sancisce, anche ufficialmente, l’ingresso del mondo nell’Era degli Imperi, dove a contare è, più che mai, la forza. Non è casuale che, mentre americani e russi si dicono pronti a negoziati per una soluzione duratura del conflitto, nelle stesse ore, al Cremlino, si definisca questo mondo «un posto sicuro» sotto la guida dei due presidenti, mentre, in un’Unione ormai priva di scudo a stelle e strisce, che rischia di finire ai margini della storia, von der Leyen affermi - ed è una prima assoluta per una guida Ue-, che «se vuole evitare la guerra, l’Europa deve prepararsi alla guerra». Parole, quelle che vengono dalle due sponde dell’Atlantico e da Mosca, che confermano il vorticoso mutamento degli assetti geopolitici mondiali.
La Casa Bianca aveva fatto filtrare che il colloquio avrebbe avuto come oggetto «questioni territoriali, energetiche e la divisione di qualche asset». Formula che non occultava il fatto che i due leader avrebbero parlato sia dell’immediato che del futuro. E così è stato. Sul breve, Mosca si è detta disponibile a una tregua di trenta giorni agli attacchi sulle centrali energetiche e a uno scambio di prigionieri: nulla più. Ha posto, invece, condizioni stringenti per il dopo, che sente vicino. A partire dalla fine degli aiuti militari, e di intelligence, occidentali a Kiev. Occidentali: dunque anche dei Paesi europei. Richiesta che, se caldeggiata da Washington, potrebbe mandare ulteriormente in rotta di collisione America ed Europa, che a sua volta chiede sicurezza per l’Ucraina e assenza di precondizioni nella trattativa.
Il clima, però, è un altro. Tra Washington e Mosca si parla esplicitamente di sviluppare le relazioni. Così Trump, che punta illusoriamente a staccare la Russia dalla Cina, potrebbe esigere che, in cambio della cessazione delle ostilità, Kiev faccia pesanti concessioni territoriali: non solo la Crimea, di fatto annessa da un decennio, ma anche le quatto regioni rivendicate nella loro interezza da Mosca. Dopo lo scontro tra Trump e Zelensky, gli ucraini hanno già dovuto fare marcia indietro sulle terre rare, reclamate dagli Usa come compensazione per il sostegno dato: di fronte alla volontà degli Imperi di sancire un’intesa sulla loro pelle finirebbero in un vicolo cieco.
Naturalmente, per Mosca, quel che rimarrà dell’Ucraina dovrà scordarsi di entrare nella Nato - semmai l’Organizzazione nordatlantica sopravvivesse allo scossone trumpiano - e verrà smilitarizzata. Al massimo le sarà consentito l’ingresso nella Ue, ma senza che possa partecipare a cooperazioni rafforzate in materia di difesa comune.
La chiamata sulla “linea rossa” conferma le nuove relazioni tra Trump e Putin. Al presidente Usa la tregua serve per mostrare al mondo che ha fermato, almeno temporaneamente la guerra e rilegittimare Putin: del resto, questo non è più un negoziato tra potenze ostili, quanto un accordo tra soggetti interessati a ridefinire equilibri politici destinati a tagliare fuori quanti vi si oppongono. Se così non fosse, The Donald non sarebbe andato a vedere le carte di Mosca concedendogli ogni vantaggio possibile e, trattando l’Ucraina come oggetto sacrificale. —
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