Digitale e intelligenza artificiale, il Nord Est va troppo piano
Non abbiamo ancora bene compreso, e soprattutto realizzato, la cosiddetta «quarta rivoluzione industriale», che già si affaccia la quinta; non fanno in tempo ad affermarsi le Transizioni Gemelle (digitale e ambientale), che irrompe l’intelligenza artificiale (AI)
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Il vertice sull’intelligenza artificiale di Parigi, le iniziative presentate da Ursula von der Leyen (European AI Champions e InvestAI) e, in Veneto, la proposta di legge della giunta regionale sull’attrazione degli investimenti per recuperare competitività e colmare un ritardo a favore di un’economia in affanno.
Tre eventi che ben esemplificano come ormai viviamo immersi in un flusso continuo di transizioni.
Non abbiamo ancora bene compreso, e soprattutto realizzato, la cosiddetta «quarta rivoluzione industriale», che già si affaccia la quinta; non fanno in tempo ad affermarsi le Transizioni Gemelle (digitale e ambientale), che irrompe l’intelligenza artificiale (AI).
Come si presenta il Nord Est di fronte a queste sfide? Considerando l’aspetto economico, siamo ancora all’insegna della sindrome dello “zero-virgola”.
La crescita per l’Italia e il Nord Est si presenta debole, complice il calo delle esportazioni, soprattutto verso l’Europa, e segnatamente verso la Germania (meno 5,6%).
Se le stime saranno confermate, il Pil del 2024 sarà cresciuto in Friuli Venezia Giulia dello 0,7% e in Veneto dello 0,8%.
In questo contesto, fra le micro imprese e le Pmi imprese, oltre il 50% non ha ancora utilizzato alcuna tecnologia 4.0 e, fra quante l’utilizzano, solo il 5,5% fa uso dell’AI (Unioncamere Veneto).
Il motivo del mancato utilizzo non è dovuto alla carenza di risorse economiche o alla scarsità di infrastrutture tecnologiche, ma al non essere ritenuta interessante dalle aziende.
Inoltre, le applicazioni digitali maggiormente diffuse interessano processi più complementari che operativi. Pur tuttavia, come testimonia il quarto Rapporto “MutaMenti 2024” (Marsilio, promosso da Bcc Pordenonese e Monsile, Federazioni Veneta Bcc e del Nord Est, Associazione Bcc Fvg), le imprese nordestine si sono incamminate lungo il percorso della transizione digitale, ma con velocità diverse.
I tassi di diffusione dell’utilizzo dell’AI sono molto disparati, ma diverse imprese le stanno già sperimentando, soprattutto fra quelle di dimensioni maggiori.
Infine, va rilevato come la propensione delle imprese all’investimento in tecnologie se, per un verso, risulti abbastanza elevata, dall’altro sia molto differenziata sotto il profilo dei settori e risenta del tema dimensionale. Siamo di fronte a un “caleidoscopio” di situazioni.
E, in questo caso, il «piccolo non è più bello» perché servono investimenti rilevanti che solo realtà strutturate possono fare e, a cascata, coinvolgere le più piccole. Siamo dunque alle battute inziali della transizione digitale e dell’utilizzo dell’AI nelle imprese, in particolare fra quelle di taglia contenuta che sono però la maggioranza.
Oltre alle Transizioni Gemelle, siamo di fronte a una terza transizione: quella culturale. La questione è lo scarto di velocità fra l’avvento delle rivoluzioni digitali e la capacità culturale di affrontare e gestire simili cambiamenti.
Per riprendere la competitività che il Nord Est aveva negli ultimi due decenni del ’900, l’investimento (economico e organizzativo) in innovazioni digitali e AI deve accompagnarsi a un impegno (formativo ed educativo) verso persone e comunità volto ad acquisire la consapevolezza delle sfide e delle opportunità insite nelle transizioni.
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