Sfida a Nord Est, i tre fronti aperti di un territorio senza nuovi nati
I dati Istat del 2024 mostrano un drammatico calo delle nascite nel Veneto e in Friuli Venezia Giulia, con una diminuzione del 40% rispetto al 2010. Ecco cosa sta succedendo


Istat ha appena pubblicato i dati demografici del 2024. È quindi possibile osserv
Le nascite sono fortemente diminuite: nell’insieme di Veneto e Fvg erano 57 mila nel 2010, sono state solo 44 mila nel 2024 (-40%). Questa diminuzione è frutto di due fattori congiunti: la diminuzione delle donne in età fertile e la diminuzione della propensione delle coppie ad avere figli.
Le donne in età 20-44 sono oggi il 25% in meno rispetto al 2010. Inoltre, oggi in Veneto e in Fvg nascono 1,2 figli per donna, come nella media nazionale: è un valore molto basso, punto d’arrivo di un calo iniziato dal 2010, quando nel Veneto nacquero 1,5 figli per donna, in Fvg 1,4. Quindi, il numero di nascite è diminuito anche perché le coppie hanno meno figli, ma soprattutto perché oggi nel Veneto e in Fvg vive un numero di donne in età fertile molto più basso rispetto a quindici anni fa.
Ciò è accaduto perché le figlie del baby boom, nate fra il 1955 e il 1975, sono uscite dalla vita riproduttiva, sostituite da un numero molto inferiore di donne nate dopo il 1975; le consistenti immigrazioni degli ultimi trent’anni non sono bastate a colmare il deficit di nascite degli anni passati.
Bisognerebbe scrutare la sfera di cristallo per sapere quale sarà la propensione delle donne e degli uomini ad aver figli nei prossimi anni.
Possiamo invece facilmente stimare quante donne in età fertile vivranno nelle nostre due regioni nei prossimi vent’anni, perché queste future madri potenziali sono tutte già nate e perché – fortunatamente – la mortalità fino ai 45 anni è bassissima. Se non vi saranno né immigrazioni né emigrazioni, all’inizio del 2045 in Veneto e Fvg vivranno 625 mila donne di età 20-44, ossia il 20% in meno rispetto a oggi. Ciò significa che – sempre in ipotesi di migrazioni nulle – anche se fra vent’anni la propensione delle coppie ad avere figli restasse quella di oggi, nel 2045 in Veneto e in Fvg nascerebbero 35 mila bambini, ossia il 20% in meno rispetto a oggi.
Questi bassi numeri sono preoccupanti, non tanto perché preconizzano una popolazione in diminuzione, ma perché mettono in crisi il sistema di welfare e il mercato del lavoro. Già oggi i ventenni in Veneto e in Fvg sono 58 mila, del tutto insufficienti per sostituire gli 86 mila sessantacinquenni sulla soglia della pensione. Nei prossimi vent’anni – senza saldi migratori fortemente positivi – questi numeri diverranno ancora più squilibrati. Tutta la società dovrebbe quindi favorire un’inversione di tendenza della natalità, agendo su tre fronti.
In primo luogo, i saldi migratori dovrebbero aumentare: dobbiamo trattenere in Veneto e in Fvg i nostri giovani, attirando nel contempo giovani stranieri, cui vanno proposti rapidi percorsi di integrazione, culminanti rapidamente nell’acquisizione della cittadinanza italiana. Infatti, solo nuovi cittadini integrati potranno mettere su famiglia.
In secondo luogo, i giovani che desiderano aver figli vanno messi in condizione di poterlo fare, con le adeguate politiche salariali, abitative e di conciliazione fra lavoro di cura e lavoro per il mercato. Per evitare fughe all’estero e per aumentare la disponibilità economica dei giovani, dovrebbero aumentare in modo consistente i loro salari netti.
Per farlo, il peso fiscale andrebbe spostato in modo consistente dal lavoro ai patrimoni, come da anni ci chiedono Ocse, Fmi e Banca d’Italia. A quanto si legge, i figli di Silvio Berlusconi non hanno pagato praticamente nulla di tasse di successione, e oggi in Italia il 70% dei miliardari non lo è per merito, ma per eredità, contro una media del 40% nell’insieme dei Paesi ricchi.
Infine, va modificata la narrazione sull’essere genitori, oggi penalizzata da un persistente senso di incertezza, o addirittura di angoscia che pervade le giovani generazioni, e spesso anche i loro genitori. I figli dovrebbero tornare a essere percepiti come un salto nel futuro, piuttosto che come un salto nel buio.
È un programma difficile e radicalmente riformista. Tuttavia, vale la pena di impegnarsi per realizzarlo, perché l’accentuarsi dello squilibrio demografico configura alternative certamente peggiori. —
Riproduzione riservata © il Nord Est