La bandiera del Kosovo a Belgrado: il congresso Uefa diventa un caso

L’omologo serbo della Figc ha parlato di un errore. Stendardo rimosso, scatta la protesta di Pristina

Stefano Giantin
Il presidente dell'Uefa Aleksander Ceferin (Epa)
Il presidente dell'Uefa Aleksander Ceferin (Epa)

Nei Balcani, complicata terra di contrasti, persino lo sport – e il calcio in particolare – si mischia spesso con la politica, provocando crisi e tensioni. E anche una semplice bandiera può generare un terremoto. Ed è stata proprio una bandiera, quella del Kosovo, ad accendere le micce di una nuova crisi sull’asse sempre incandescente tra Belgrado e Pristina. Teatro della tenzone è stato l’enorme Sava Centar di Belgrado, il centro congressi che ha ospitato il 49.o congresso ordinario della Uefa, l’unione delle federazioni calcistiche del Vecchio continente, tenuto proprio nella capitale serba sotto lo sguardo del presidente Aleksander Čeferin e del premier dimissionario serbo Miloš Vučević.

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L’evento doveva essere motivo d’orgoglio per la Serbia: si è invece trasformato nell’ennesimo motivo di contesa. L’innesco? Un video circolato sui social, dove si vede il presidente della Federazione gioco calcio del Kosovo (Fsk), Agim Ademi, mostrare con orgoglio la bandiera nazionale del Kosovo esposta al Sava Centar, assieme a quelle delle nazioni che fanno parte della Uefa.

Il Kosovo, ricordiamo, è stato accolto nelle file della Uefa nel 2016, malgrado la durissima opposizione di Belgrado che non riconosce l’indipendenza auto-dichiarata da Pristina nel 2008. E allora come spiegare la bandiera kosovara a Belgrado? Un momento «storico», è stata la lettura sui social da parte degli internauti da Kosovo e Albania; uno choc in Serbia per molti, che hanno puntato l’indice contro le autorità al potere criticandole per aver tollerato l’offesa.

A stretto giro di posta si è mossa la Fss, l’omologo serbo della Figc. Al congresso Uefa «non c’è nessuna bandiera del cosiddetto Kosovo», è stato il primo commento diffuso sui media locali. Ma la smentita è durata poco, a causa del video incriminato e di altre foto che hanno svelato la presenza di altre bandiere kosovare sul tavolo dei rappresentanti della Fsk. La Fss ha dovuto fare allora marcia indietro, parlando di «un’ombra» proiettata sul congresso a causa di un «errore degli organizzatori», leggi la Uefa, e per colpa di un «partecipante», leggi Ademi, che «ha tentato di sfruttare» l’occasione «per interessi non legati al calcio».

«Ci scusiamo con i nostri cittadini, in particolare con quelli del Kosovo e Metohija, colpiti dallo sbaglio degli organizzatori» risolto con «l’immediata rimozione» della bandiera incriminata. Tutto risolto? Non proprio. Ultrà della Stella Rossa hanno reagito dando alle fiamme un vessillo del Kosovo davanti al Sava Centar e ribadendo che «il Kosovo è il cuore della Serbia». La rimozione della bandiera tuttavia non è piaciuta questa volta a Pristina: il ministro della Cultura Hajrulla Ceku ha parlato di «atto vergognoso e inaccettabile». E il Kosovo si è spinto a chiedere che non vengano più organizzati eventi internazionali simili a Belgrado, finché la Serbia non cambierà il suo atteggiamento verso il Kosovo. Il Kosovo è «un Paese indipendente» e l’Fsk è «membro a pieno titolo della Uefa», ha ricordato Ceku, mentre il Comitato olimpico di Pristina ha protestato duramente.

Le polemiche a Belgrado sono state precedute da una miriade di simili incidenti, tra divieti alla Stella Rossa di giocare partite in Kosovo, bagarre alle Olimpiadi, atleti kosovari bloccati dalla polizia serba, droni con bandiere provocatorie durante le partite e molto altro: numerosi episodi di un mix davvero pericoloso tra sport e politica.

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