La Croazia apre al nucleare: nuove norme allo studio
Istituito al ministero dell’Economia un gruppo di lavoro con scienziati e industriali. Avrà il compito di sviluppare un’architettura legislativa e individuare possibili siti

Non solo la vecchia Krško, impianto in comproprietà con la vicina Slovenia che da quattro decenni soddisfa quasi il 20% del fabbisogno energetico nazionale.
E la futura Krško 2, su cui Zagabria ha espresso più volte interesse, richiamando la volontà di partecipare al mega-progetto. La Croazia guarda con sempre maggior attenzione al nucleare. E inizia a sognare l’atomo “in-house”, il nucleare croato al 100%.
Primi passi verso il nucleare
È lo scenario sul lungo periodo evocato in questi giorni dal governo di Zagabria, che ha fatto i primi passi concreti per l’eventuale futura costruzione di un impianto nucleare sul territorio croato. Passo suggellato dalla creazione di un gruppo di lavoro, su iniziativa del ministero croato dell’Economia, che dovrà sviluppare misure legislative che permettano alla Croazia di diventare un Paese a vocazione nucleare.
Il gruppo di lavoro
Il gruppo, hanno specificato i media locali, include non solo funzionari statali, ma anche esponenti del mondo della scienza, della ricerca e dell’industria. Il ristretto comitato, ha spiegato il portale specializzato Cee Energy News, dovrà sviluppare un’architettura legislativa che permetta a Zagabria, nel giro di un decennio circa, di poter contare «sull’energia nucleare come una delle opzioni» per la produzione di energia pulita.
Location allo studio
Il gruppo di lavoro dovrebbe anche individuare possibili siti adatti alla costruzione di una centrale nucleare tradizionale o dei cosiddetti Smr, i piccoli reattori modulari che rimangono un sogno – o una chimera – per mezzo mondo. Gli esperti potranno forse tirare fuori dagli archivi documenti e rapporti risalenti al tempo della Jugoslavia di Tito. La Jugoslavia, infatti, non voleva limitarsi alla sola Krško, rimasta l’unica centrale atomica della Federazione. In realtà, i piani di Belgrado includevano anche la costruzione di altri impianti più potenti. E in Croazia si era pensato, una quarantina di anni fa, a Vir, non lontano da Zara, e a Prevlaka, nel sud del Paese, come potenziali location.
Quattro decenni dopo il nucleare croato sembra tornare di gran moda a Zagabria. La creazione del gruppo di lavoro, ha spiegato il ministro dell’Economia Ante Šušnjar, è stata una mossa obbligata, perché l’atomo è «un tema assolutamente cruciale per il futuro», come anche per «la sovranità e l’indipendenza della Croazia».
E «non va dimenticato che siamo membri dell’Alleanza nucleare», ha aggiunto Šušnjar, un riferimento alla cosiddetta “Alleanza europea per il nucleare”, progetto a traino francese che comprende una dozzina di Confindustrie di Paesi Ue impegnate a fare lobby a favore dell’atomo, tra cui la Hup croata.
«La Croazia deve riconoscere le tendenze globali per tempo prendendo decisioni che garantiscano la stabilità a lungo termine del sistema energetico», ha aggiunto il ministro, indicando nel nucleare anche la via per una transizione energetica verde. Un progetto a lunghissimo termine. Ma tutto fa pensare che la Croazia non abbandonerà la strada ora indicata. E potrebbe propendere per gli Smr, quando questa tecnologia – fra un decennio almeno – sarà collaudata.
Riproduzione riservata © il Nord Est