Arriva la tempesta Trump, alle 22 l’annuncio dei dazi: che cosa succede e quale impatto avrà sul Nord Est
Il presidente Usa ha dichiarato che sarà «molto gentile»: le tariffe avranno effetto immediato. L’export per il Veneto vale 7 miliardi, in Fvg un colpo da 561 milioni

Ci siamo. Oggi, mercoledì 2 aprile, il presidente degli Usa Donald Trump annuncerà l’imposizione dei dazi universali «reciproci». La comunicazione ufficiale è attesa dalla Casa Bianca alle 22, ora italiana, ed è già stato annunciato che le tariffe avranno effetto immediato.
Il presidente ha dichiarato che sarà «molto gentile» con i partner commerciali degli Stati Uniti quando annuncerà i dazi. Altri paesi «si sono approfittati di noi e noi saremo molto gentili con loro, rispetto a quello che hanno fatto a noi», ha affermato, assicurando che i dazi doganali Usa saranno «più bassi» e in alcuni casi «significativamente più bassi» di quelli imposti da altri Stati.
Cosa succede e i dazi già applicati
I giornali americani parlano di un piano di tariffe del 20% per tutti i Paesi che hanno scambi commerciali con gli Stati Uniti. Una decisione che arriva tre settimane dopo la scelta di Trump di applicare già dazi del 25% su acciaio e alluminio importati negli Stati Uniti (e quindi anche l’Italia e i paesi Ue). Ma vediamo nel dettaglio quanto vale il peso dello stop americano sul Nord Est.
In Veneto
Alla vigilia della nuova mappa del commercio internazionale, quella disegnata dai dazi imposti dal presidente Usa Donald Trump, il resto del mondo prova a ridefinire le coordinate per scongiurare il naufragio.
È comunque certo che per tutti si annunciano mari di burasca. Le ammiraglie del Veneto, quelle dei comparti trainanti l’export a cominciare dal vitivinicolo, hanno già denunciato la crisi. La preoccupazione è diffusa e il governatore del Veneto Luca Zaia non esita a parlare di “cigno nero”, il termine che spaventa l’economia e che indica gli eventi rari e imponderabili, a fortissimo impatto. Di qui, afferma, la necessità di un accordo rapido che scongiuri il rischio di tracollo.
Un mercato e un rapporto di collaborazione che è cresciuto negli anni e che rischia di avere una battuta d’arresto. Di questo parliamo quando guardiamo all’export del Veneto verso l’America. E a confermarlo ci sono anche i dati. Dal 2019 al 2024, l’export regionale verso gli Stati Uniti è aumentato del 29,8%, raggiungendo i 7,3 miliardi di euro. I settori trainanti sono la meccanica (1,65 miliardi), il comparto medico-occhialeria (1,2 miliardi) e l’agroalimentare (quasi 1 miliardo), con quest’ultimo in forte crescita (+15,9% rispetto al 2023).
Settori in difficoltà
Il settore della moda ha subito il calo più significativo, passando da 696 milioni a 549 milioni di euro. Nel 2023 si è registrata una contrazione del 3,8% a causa della crisi che ha colpito sia la moda sia la metallurgia. Un fenomeno, quello dell’export, che si vede a macchia di leopardo per quanto riguarda l’impatto sulla regione e, nel dettaglio, sui singoli territori. Vicenza è la provincia con il maggior export (30,4% del totale), ma registra una flessione del 4,7% rispetto al 2023. In crescita invece Treviso (+5,1%, con un export di 1,34 miliardi) e Verona (+6,2%), grazie soprattutto al vino.
L’incognita dei dazi sul vino
E parliamo appunto di vino, sicuramente quello che ha registrato i maggiori timori dopo l’annuncio di Trump di applicare i dazi all’Europa. Il settore vinicolo, in particolare il Prosecco, potrebbe subire gravi conseguenze dai dazi del 20% imposti dagli Stati Uniti. A sottolinearlo anche Zaia che ha ricordato un po’ di numeri: una bottiglia su cinque vendute all’estero ha come destinazione gli Usa. Un problema, quindi, che coinvolge l’intero comparto vitivinicolo. L’imperativo categorico per scongiurare gli effetti negativo è agire in fretta. Sottolinea il presidente del Veneto: «Nell’assenza di un’azione europea, sulla quale ormai pochi dubbi restano, l’Italia faccia valere il proprio rapporto privilegiato con gli Stati Uniti. Parlino le diplomazie, non i dazi, si trovi il modo di riallineare un mercato globale che potrebbe solo soffrire da una politica protezionistica. Ora non c’è più tempo, bisogna agire con urgenza».
In Friuli Venezia Giulia
A dare una panoramica sul Friuli Venezia Giulia, invece, c’è il report Teha che evidenzia uno scenario economico incerto nel 2024, aggravato dai dazi e dalla mancanza di stabilità nei mercati. L’export italiano è già colpito, come abbiamo visto con il Veneto, con migliaia di bottiglie di vino bloccate negli USA a causa del rifiuto degli importatori.
In Friuli Venezia Giulia, le risorse della finanza agevolata rappresentano un supporto fondamentale. Dal 2022 al 2024, le concessioni Frie hanno raggiunto i 734 milioni di euro (+92,8% annuo), mentre Friulia ha investito oltre 303 milioni in 85 aziende. Nuove misure, come il fondo Venture Capital e i basket bond, mirano a sostenere le imprese.
Il peso dell’export e il rischio dazi
Il Friuli Venezia Giulia è la terza regione italiana per incidenza dell’export sul Pil (47,5%). Tuttavia, la combinazione tra stagnazione tedesca e dazi USA potrebbe avere effetti devastanti. Nel 2024, infatti, l’America è diventata il primo mercato di riferimento per la regione (12,2% dell’export), soprattutto grazie al settore navale. Se venisse applicato un dazio del 25% sui mezzi di trasporto, il costo aggiuntivo per l’export navale passerebbe da 20 milioni a oltre 370 milioni. Con un dazio del 10%, l’aumento si fermerebbe a 100 milioni. Settori come meccanica ed elettronica subirebbero aumenti tra i 50 e i 170 milioni, mentre legno-arredo, siderurgia e agroalimentare sarebbero anch’essi duramente colpiti.
Le strategie per affrontare la crisi
Cosa fare allora? Lo studio Teha analizza le conseguenze delle politiche protezionistiche americane e sottolinea la necessità di ridefinire le strategie regionali. Anche nello scenario peggiore (dazio generalizzato al 25%), gli effetti variano caso per caso e colpiranno anche i consumatori americani. L’unica certezza è che l’instabilità durerà nel tempo e va affrontata con azioni concrete.
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