La mossa della Cina per evitare l’isolamento politico
Xi Jinping potrebbe partecipare alla missione di peace keeping al confine russo ucraino: l’obiettivo sarebbe quello di attenuare le conseguenze politiche ed economiche innescate da Trump


La Cina potrebbe partecipare alla missione di peace keeping al confine russo-ucraino. Un mossa audace, quella di Pechino, mirata ad attenuare le conseguenze politiche ed economiche innescate dall’uragano Trump. L’apertura Usa alla Russia, che ha come oggetto sacrificale l’Ucraina, punta infatti a staccare il Cremlino dalla Città Proibita: nella convinzione che la competizione strategica del XXI secolo avrà come protagonisti l’Aquila americana e il Dragone cinese, e sia perciò sia consigliabile “ neutralizzare” in ogni modo il non ancora ristabilito Orso russo, tradizionalmente più vicino al secondo.
Così, replicando il clamoroso tentativo di sparigliare l’alleanza russo-cinese praticato da Nixon su ispirazione di Kissinger - questa volta, contrariamente agli anni Settanta, in funzione anti-cinese -, Trump mira a staccare Mosca da Pechino: a costo di concedere molto allo “zar” Vladimir. Prospettiva, ovviamente, non gradita alla Cina, che pure non la considera facilmente praticabile. Non solo perché sono venuti meno i contrasti ideologici di allora tra “Paesi fratelli” in nome di più duraturi vincoli geopolitici, ma soprattutto perché la guerra ucraina ha ulteriormente cementato i loro legami economici. Obbligando i russi a inviare il gas a Oriente e i cinesi a fornire loro prodotti industriali e tecnologici dual use.
In ogni caso, Xi si è mosso per prevenire i colpi. Offrendo i suoi uomini per una missione che dovrebbe sancire la pax americana, la Cina intende attutire, se non svuotare, la strategia dell’isolamento che promana dal nuovo corso Usa. In simili frangenti, infatti, Mosca potrebbe contare su un sicuro alleato tra le forze di interposizione, difficile da abbandonare . Al contempo, Xi si mostrerebbe agli Stati Uniti come un interlocutore responsabile, disponibile a concorrere alla nascita di un nuovo ordine internazionale. Atteggiamento che potrebbe anche scongiurare un devastante scontro sul fronte dei dazi e delle automobili elettriche. Complicato, persino per l’imprevedibile Donald Trump, prendere a schiaffi la Cina mentre questa partecipa alla missione che garantisce l’accordo sull'Ucraina brutalmente imposto dalla Casa Bianca.
Con la sua presenza in Europa, inoltre, Pechino vanificherebbe la cesura, avvenuta su pressione americana, della Via della Seta. Se le relazioni transatlantiche peggiorassero ulteriormente, l’Unione europea potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di riprendere rapporti commerciali più stretti con la Cina. Riposizionandosi sulla linea aperturista di inizio decennio, fondata sull’accordo Ue-Cina del 2020 voluto dall’allora kanzlerin Angela Merkel.
Il sommovimento tellurico avviato con la rielezione di Trump non cessa, dunque, di produrre rapidi, e sorprendenti, mutamenti. Chi poteva immaginare, qualche mese fa, che i cinesi potessero entrare in Europa in armi, sia pure nell’ambito di una missione internazionale, per schierarsi alla frontiera russa? «La Cina è vicina» era il titolo di un noto film di Marco Bellocchio. Certo, oggi il Dragone non si presenta, come allora, con il volto maoista delle periferie destinate ad accerchiare le città, metafora ideologica di un Sud contadino povero che insorge di fronte al Nord industriale ricco, ma con quello, assai più confuciano e d’ordine, della grande potenza emergente che, nella Triade imperiale destinata - secondo The Donald - a disputarsi il mondo, non vuole lasciarsi mettere ai margini.
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