Virus, ecco i 10 sorvegliati speciali possibili cause di pandemia
All’esame degli scienziati riuniti a Padova per il World Health Forum le famiglie di patogeni più pericolose. Rischio di epidemia fra 40 anni. Marco Cavaleri (Ema): «Stiamo preparando le linee guida per affrontare un attacco a base di agenti chimici e batteri»

A Padova la seconda edizione del World Health Forum fortemente voluto e sostenuto da Regione Veneto, Università di Padova, Comune e Camera di Commercio di Padova e da tanti altri enti con l’obiettivo di riunire i maggiori scienziati a confrontarsi sulle nuove frontiere della ricerca in materia sanitaria.
Quest’anno il focus è “Salute e medicina di precisione”. Prevenzione, patogenesi delle malattie, cambiamento climatico e relativi rischi pandemici, sono alcune delle tematiche affrontate nella tre giorni padovana fra studiosi e medici di fama mondiale.

Nella giornata di giovedì 13 marzo si è parlato di nuove pandemie, farmacoresistenza e livelli vaccinali in discesa tra la popolazione. Presente alla giornata inaugurale il presidente del Veneto Luca Zaia: «Vogliamo far crescere questo evento. È un forum attrattivo per esperti italiani e internazionali. Padova si conferma come città scientifica nella quale la medicina del presente getta le basi a quella del futuro grazie all’utilizzo di ricerche, sofisticate tecnologie e la presenza di ricercatori, medici e professionisti».
I virus sorvegliati
«Stiamo analizzando 10 famiglie virali, ovvero patogeni che potrebbero tecnicamente impattare sulla salute umana e che l’Oms- Organizzazione Mondiale della Sanità- ritiene prioritari. Le pandemie sono cicliche», ha spiegato Giorgio Palù, virologo e docente emerito dell’ateneo a capo del comitato scientifico del Forum, che auspica in un appuntamento annuale a Padova per occuparsi di medicina di precisione e approfondire gli studi sul genoma umano e le ultime tecnologie.
E ha continuato: «A preoccuparci devono essere i vettori come uccelli, zecche o zanzare, che sono responsabili nel 30 percento dei casi, della diffusione di virus. La globalizzazione di certo non aiuta gli esperti nella lotta a questi pericoli. Bisogna coordinarsi con i medici del settore veterinario, tenere alta l’attenzione. Il salto di specie ad esempio nel caso della H5N1- influenza aviaria, è avvenuto recentemente da uccelli ad alcuni mammiferi. In certi paesi i volatili sono entrati nelle stalle prive di protezione e le mucche tramite i recettori presenti nelle mammelle sono entrate in contatto con il guano depositatosi nell’ambiente e si sono ammalate. Questo virus potrebbe potenzialmente evolversi e scatenare delle pandemie, lo riteniamo un osservato speciale».
Nuove pandemie
«Aspettiamoci una pandemia entro 30- 40 anni: la storia dell’uomo è cadenzata da queste ciclicità», ha avvertito Marco Cavaleri dell’Ema-Agenzia Europea per i Medicinali, «Bisogna fare squadra, alzare i livelli di sorveglianza, qui in Veneto c’è l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, un fiore all’occhiello. Dobbiamo avere una visione comune ed elevare al 95 percento la copertura vaccinale. Oggi i virus osservati speciali sono: l’H5N1, i Filovirus a Rna, quello della febbre Crimea-Congo presente ora in Bulgaria trasmesso dalle zecche. A questi vanno aggiunti il virus del morbillo che negli Usa è stato recentemente altamente mortale, quello della poliomielite che sta ritornando poi, dobbiamo fare i conti purtroppo, con la farmacoresistenza: l’uso improprio degli antibiotici è una delle sfide da vincere, specialmente in Italia».
Nel corso del suo intervento, l’esperto dell’Ema si è concentrato anche sul rischio biologico dovuto a conflitti o attacchi terroristici: «Con Ema e Nato, stiamo stilando delle linee guida per capire come affrontare un attacco a base di agenti chimici, batteri o virus».
Riproduzione riservata © il Nord Est