Dov'è Bugo? L'addio senza retorica all'Alcatraz di Milano
Il concerto finale è andato in scena il primo aprile: e se fosse un pesce? Intanto J-Ax dal palco: «In questo mondo di Morgan, io sto con Bugo»

Dov'è Bugo? Martedì primo aprile se n'è andato davvero (artisticamente). Con un concerto d'addio senza fronzoli, senza clamori all'Alcatraz di Milano. Niente monologhi, nessun commiato né autocelebrazione. Poche parole perché lui, antidivo, non sopporta i cantanti che «parlano invece di suonare». Di contro, molte chitarre distorte e sbattute a terra, qualche ospite e un finale trionfale. Ma neanche troppo.
Il concerto
Puntuali, alle nove e una manciata di minuti si inizia. Camicia a quadri e pantaloni di tuta, goffo come sempre, Bugo (all'anno Cristian Bugatti) sale sul palco del club milanese solo con l'armonica ed è Piede sulla merda. Poi sceglie il power trio per ripartire dagli inizi con Questione d'eternità. Un po' di pezzi - non mancano Il sintetizzatore e C'è crisi - e cominciano ad arrivare i primi ospiti: il batterista Aimone Romizi dei Fast Animals and Slow Kids, poi Fernando Nuti dei vicentini New Candys.

È tutto molto rock. Quindi Bugo esce di scena, e cambia tutto. Torna solo, seduto, chitarra acustica. Parte Comunque io voglio te e la interrompe a metà, "colpa" dei fotografi sotto al palco: «Se mi state davanti non riesco» dice. Senza cattiveria, non sembra esserne capace - se non con le chitarre con cui è un continuo: tenta di innescare fischi con gli amplificatori, poi le scaglia a terra.
Dopo la sezione acustica, torna la band. Un'altra band. E si riparte alla grande. Ci sono anche i brani più recenti, come E invece sì del suo ultimo Sanremo, il secondo dopo quello che tutti sappiamo. C'è Me la godo e c'è Come mi pare, che ben descrivono il suo stare nella musica e forse pure al mondo. Lui che mentre tutti parlano, se la gode, fa come gli pare.
Assente in scaletta la Sincero che l'ha portato per la prima volta sul palco dell'Ariston e alla ribalta delle cronache nazionali per lo scazzo con Morgan, croce e delizia. Ma il riferimento a quel momento e al dissing che ne è seguito c'è tutto. È J-Ax, ospite, a lanciarlo dal palco: «In un mondo di Morgan, io consiglio di essere Bugo» urla durante Pasta al burro.
E si scivola verso il gran finale, festoso. Con gli ospiti sul palco e pure una decina di fan che viene fatta salire. E il finale non poteva che essere con il suo manifesto: Io mi rompo i coglioni.
Bugo salta, si butta sul pavimento, lancia microfoni, sale sulla batteria. Abbracci, sudore e «grazie, è finita, ciao». Sipario.

L'ultimo saluto
Insomma, il fantautore oggi 51enne, pioniere di un nuovo cantautorato, che ha traghettato la canzone impegnata degli anni Settanta alla disillusione dei Duemila, ha deciso di farla finita. Sempre artisticamente, s'intende.
E qualcuno dirà «per fortuna»: di certo non è amato da tutti. E forse pure un po' ostracizzato da certi ambienti. Eppure lui la gavetta l'ha fatta tutta, il palco lo frequenta da tempo e sa come prenderlo. Così come lo studio di registrazione (nove sono gli album all'attivo).
E il suo show è travolgente, nulla che sappia di finto, di preconfezionato. Senza retorica. Ironico, spontaneo, sanguigno e punk nelle intenzioni. E infatti i suoi fan sotto al palco - affezionatissimi - non ci vogliono credere: «Non smettere, Bugo» ripetono come un disco rotto. La domanda ora sorge spontanea: se quello di martedì fosse solo un pesce d'aprile?
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