Lo strano caso della carne al cinema nel docufilm di Pickering

“Non sarò mai vegano” è il titolo del lavoro di Tom Pickering, un’inchiesta che solleva problemi giganteschi, innesca dubbi, mette anche a disagio. Il regista non risparmia nessuno

Marco Contino
Un docufilm smonta giudizi e pregiudizi sul cibo
Un docufilm smonta giudizi e pregiudizi sul cibo

La storia del cinema, forse, non sarebbe la stessa senza la carne. Immaginate la scena di Pulp Fiction, quella in cui Samuele L. Jackson, prima di uccidere Brett, addenta l’untissimo cheeseburger del fantomatico locale Big Kahuna Burger. Sarebbe diventata così iconica con un pezzo di tofu e una manciata di semi di chia?

Oppure Keanu Reeves che, in Point Break, compra per il suo compagno di pattuglia due enormi panini con polpette. Un sandwich con alghe nori non avrebbe avuto, probabilmente, la stessa efficacia sullo schermo. Frivolezze cinefile.

Ma la questione del consumo di carne (così come quella della cultura sociale, politica ed economica che, da millenni, la promuove) è faccenda seria.

Non sarò mai vegano

Il documentario “Non sarò mai vegano” del regista inglese Thomas “Tom” Pickering  - titolo, evidentemente, antifrastico – ha un incipit quasi scanzonato.

Tom è un vegano di seconda generazione: i suoi genitori lo hanno cresciuto così e lui non si è fatto troppe domande sul perché la sua famiglia non mangiasse prodotti derivati dagli animali. Quesiti e reprimende sono arrivati dopo. «Come assumi le proteine se non mangi carne?». «Sarai denutrito e affaticato …». «Vegano? No, costerebbe troppo». E il bacon, come fai a rinunciare al bacon?».

Frecciatine antropologiche («gli animali vogliono essere mangiati: è la natura»), accuse di sostenibilità («per sfamare voi vegani, non basterebbero tutti i terreni coltivabili della Terra»). Tom, allora, si trasforma in uno scrupoloso reporter di inchiesta per smontare, uno ad uno, tutti i luoghi comuni del veganismo, chiamando a raccolta medici, scienziati, biologi e sportivi.

L’operazione non è, poi, così distante dal pioneristico documentario del 2004 di Morgan Spurlock (Super Size Me) che testava su di sé gli effetti devastanti di una dieta solo a base di hamburger e patatine di McDonald’s: ingrassò, in un mese, più di 10 kg, soffrendo di disturbi cardiaci e del fegato.

Ma qui non si parla (solo) di cibo spazzatura.

Non solo carne

I problemi sollevati da Pickering sono tanti (persino troppi per un documentario incalzante a densissima intensità di informazioni e statistiche, non sempre facili da digerire). Se l’allarme sul consumo di carne non è una novità, anche quello di latticini e pesci assume contorni inquietanti: per lo sfruttamento intensivo delle mucche da latte e per l’acquacoltura senza limiti in mari ormai così inquinati dalla plastica e dai metalli pesanti da diventare il contorno inconsapevole di ogni “sano” pesce azzurro alla griglia. Ma Tom non si ferma.

E, allora, dopo aver seguito tre sportivi vegani per sfatare il mito che senza carne non si vince (una pesista da record, un ultra-runner impegnato in un trekking di 230 km e un arzillo vecchietto diventato vegano a 60 anni e ancora capace, 20 anni dopo, di correre la 50 km), gioca la carta emotiva (e la più ricattatoria). Mostrando, senza pietà per lo spettatore onnivoro, le crudeltà inflitte a maiali e bovini nei mattatoi e negli allevamenti intensivi. Sequenze quasi rivoltanti (gabbie da parto, suini all’ingrasso, pavimenti e pareti imbrattati di sangue) che sollevano questioni morali e denunciano falsi miti (non è vero che gli animali allevati all’aperto sono così sani e felici) e scoperchiano meccanismi economici sotterranei.

Come il paradosso che 4 hamburger di carne lavorata costano meno di 4 mele: una verità spiegata con i sussidi proporzionalmente più cospicui percepiti dagli allevatori rispetto agli agricoltori.

Contro i luoghi comuni

Tom non risparmia niente e nessuno: il marketing che associa l’essere carnivori ad una maggiore virilità sessuale (quando, invece, sarebbero le fibre a permettere certe prestazioni); l’emissione di gas serra legata all’allevamento che mina la salute del pianeta e alimenta un cambiamento climatico ormai irreversibile; la falsa convinzione che il cibo vegano sia costoso e, per giunta, disgustoso (a un certo punto Tom sfida i suoi amici a riconoscere la differenza tra salsicce di suino, hamburger e pollo con altrettanti surrogati di origine non animale: e, ovviamente, nessuno si accorge della differenza).

L’inchiesta di Pickering solleva problemi giganteschi, innesca dubbi, mette anche a disagio. Chissà se i giornalisti investigativi di “Tutti gli uomini del Presidente” - Robert Redford e Dustin Hoffman – avrebbero scoperto prima lo scandalo Watergate se, invece di abbuffarsi di hamburger e patatine, avessero scelto un menu vegano. —

 

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