Mostri, cazzotti e morti spettacolari: ecco i Premi Sylvester al cinema “di menare”
Al Cinema Modernissimo di Bologna sono state assegnate le statuette dei “400 calci", l’anti-Oscar che non ti aspetti.

Il premio che non ti aspetti? Beh, sicuramente quello del Miglior Atleta assegnato a un attore di 85 anni. Poi vai a scoprire il nome e ti rendi conto che non poteva andare altrimenti: Chuck Norris fa a cazzotti anche con l’età. E il premio più pirotecnico? Certamente il “Sahlianto Alfridus” assegnato al miglior stunt: quest’anno se l’è meritato il poveretto che ha battuto il record mondiale di ribaltamenti in auto nel film “The Fall Guy”. Non si è ancora capito se sia rimasto in vita e possa ora ritirare la statuetta.
Quale statuetta? Quella che identifica i Premi Sylvester, l’alternativa tutta italiana ai Premi Oscar. Riconoscimenti, questi, che dal 2009 sono esclusivamente dedicati al cinema da combattimento, action e horror che sia. Il “cinema di menare”, come lo chiamano gli organizzatori (la redazione dei “400 Calci”). Il nome del premio è un chiaro omaggio a Sylvester Stallone, e non a caso il riconoscimento raffigura in scala ridotta la statua Rocky Balboa, braccia alzate dopo l’ennesimo avversario messo al tappeto.
Per il secondo anno di fila, la cerimonia di assegnazione dei Premi Sylvester si è celebrato sabato scorso al Cinema Modernissimo di Bologna, un vero e proprio tempio dedicato alla cinematografia, di oggi e di ieri. All’evento c’era il pubblico delle grandi occasioni, lo stesso che nelle ore precedenti alla serata ha esercitato pressione sui tasti dei proprio cellulari e delle proprie tastiere per votare i film in lizza. Erano ammesse solo le pellicole recensite nel 2024 dalla redazione dei “400 calci”.
Proprio il premio a Chuck Norris, il Walker Texas Ranger intramontabile, ottenuto grazie al film “Agent Recon”, ha aperto la serata che poi ha visto assegnare un altro ambitissimo riconoscimento, quello per il Miglior Combattimento. E pure qui non sono mancata le sorprese: supera tutti la lotta tra Kayak contro i castori. “Hundreds of Beavers” la pellicola da cui è tratta la scena, non ancora distribuita in Italia ma tanto apprezzata dai “calcisti”. La storia è surreale: un ubriacone commerciante di succo di mele fermentato assurge inaspettatamente al ruolo di eroe diventando il più grande cacciatore di pellicce del Nord America e sconfiggendo centinaia di castori.
Si dia un’occhiata qui per confermare la bontà dell’assegnazione:
Miglior Scena Spaccatutto è l’assalto alla blindocisterna di “Furiosa” (ultimo capitolo della saga Mad Max); grande ovazione per “The Substance”, alla facciaccia degli Oscar che si sono snobbati la grande produzione con protagonista Demi Moore: Miglior Creatura, proprio da “The Substance”, è il Monstruo Elisasue, prodotto orribile della voglia di rimanere giovani della protagonista, cugino neanche troppo lontano dell’Elephant Man di David Lynch.

Dopo i tanti “migliori”, ecco pure un “peggiore”: il Peggior Attorismo ha premiato indiscutibilmente Dakota Johnson e la disastrosa produzione Marvel, “Madame Web, che pur ha rischiato di vedersi soffiare la statuetta dai protagonisti de “Il corvo” e di “Godzilla x Kong”. Il Cestone d’Oro, la categoria riservata al peggior film di menare dell’anno, è stato invece attribuito a “Rebel Moon”.
E’ stato l’anno delle scimmie, anzi, delle “simmie”, onnipresenti nei cinema di tutto il mondo: da Kong a Proximus Caesar dell’ennesimo capitolo del “Pianeta delle scimmie”, dal console Dondus comparso ne “Il gladiatore 2” fino a Dev Patel con la maschera in “Monkey Man”. Alla fine però il miglior primate – che appunto vince il Premio Simmia - è Robbie Williams in “Better Man”, e l’impresa non è mica da poco visto che di menare, in questo film, non c’è manco l’ombra.
Demi Moore manda a quel paese gli Oscar e si rifà con grande orgoglio beccandosi il Sylvester per il Miglior Attorismo, Hugh Jackman in “Deadpool & Wolverine” si merita invece il Miglior Manzo, quindi la Miglior Gnocca (non ne vogliano quelli del politicamente corretto) è quest’anno Margaret Qualley, ennesimo riconoscimento a “The Substance”.
Capitolo premio Miglior Maccosa, la scena più incredibilmente assurda dell’annata cinematografica. In corsa c’erano – queste rigorosamente le illustrazione alle candidature - i bambini che giocano a calcio manco fossimo nei Flintstones (“Il gladiatore 2”), Dakota Johnson che va in Amazzonia e arriva subito nel punto misterioso della foto della madre in mezzo alla giungla (“Madame Web”), Josh Hartnett pompiere che non riesce a sfondare la porta del suo stesso bagno (“Trap”), Javier Bardem che urla “Lisan Al Gaib!” per qualsiasi scorreggia (“Dune 2”), i protagonisti che organizzano i loro misfatti su un’isola piena di serpenti che sono l’antidoto ai loro misfatti (“Blink Twice”). L’ambito premio è andato a Bardem.
Tra tante botte e scazzottate, ovviamente, non poteva mancare il morto. Ok, ma qual è stata la Miglior Morte? Cranio scheggiato da un palo, Dave Franco smascellato, il tizio che si spacca la faccia coi pesi, la tizia che fa yoga ripiegata a caso su sé stessa, il tubo con i ratti in gola. Vincono proprio i sorci giù dalla bocca di “Terrifier 3”, che più di qualche spettatore hanno spedito in bagno direttamente dalla sala del cinema.
Per i più coraggiosi, ecco il link con le truculenti morte candidate:
Infine i premi collaterali: gli stessi nostalgici degli anni Novanta che hanno premiato Chuck Norris hanno evidentemente scelto Wesley Snipes come Miglior Comparsata (“Deadpool & Wolverine”). “I was made for lovin’ you” dei Kiss è la Miglior Canzone, se non altro perché compare in ben due film (“Godzilla x Kong” e “The Fall Guy”). La Miglior Battuta è quasi un omaggio alla politica trumpiana, ed è quella di “Civil War” dove la purezza della razza – in America??? - di un protagonista dagli occhi a mandorla viene messa in discussione dalla domanda: “Tu americano? Di che razza?”, con fucilazione immediata. Miglior Vecchio è Clint Howard (“Terrifier 3”), Miglior Bambino invece è Alisha Weir (“Abigail”), che interpreta la dolce ballerina che in realtà è una vampira e si mangia metà colleghi di film.
Statuette quindi a mostri sacri del cinema di menare e di Hollywood in genere. Ispirata a John Turturro è la statuetta con il suo nome che va a un grande attore in un ruolo umiliante (in un “Transformer” l’attorone si fece fare pipì in testa da un robot, di qui l’etichetta al riconoscimento): quest’anno è andata a Cate Blanchett in “Borderlands”. Perché rovinarsi così la carriera? Pierce Brosnan ottiene il Premio Tranquilo, che va all’attore che interpreta una nazionalità che proprio non c’entra niente con la sua: in “Fast Charlie”, Brosnan l’irlandese fa (malissimo) l’americano del Missisippi. Immancabile Nicolas Cage, Miglior Matto in “Longlegs” ma anche figura a cui è intitolato il premio per la peggior acconciatura, che quest’anno è quella di Ed Harris (una pelata con capelli lunghi) in “Love Lies Bleeding”.

La chiusura è serissima: anche il cinema di menare ha picchi di qualità altissima, dunque altissimi sono i due premi più importanti, quelli dati dalla redazione di “400 calci”. George Miller a 80 anni fa sempre il suo: è lui il Miglior Regista per i “400 calci”, è la sua “Furiosa” il Miglior Film.
Appuntamento all’anno prossimo, giusto il tempo di vedere Nicolas Cage in altri sei-sette B-movie. E come dicono i calcisti: don’t try this at Oscar.
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