Le magnifiche grotte del Nord Est: viaggio al centro della Terra

Stalagmiti e fiumi sotterranei: alla scoperta delle grotte. E il Caglieron è come una fiaba. Guida agli itinerari più suggestivi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, con la mappa interattiva

Lucia AvianiLucia Aviani
La grotta di Pradis.
La grotta di Pradis.

Sono intrise di storia, ancestrale, e di leggende. Con i loro soffitti stalattitici e i pavimenti “colonnati” da stalagmiti, con le inattese, talora imponenti sale che si spalancano all’improvviso e con i rivoli d’acqua che spesso le attraversano, le grotte – in parecchi casi ripari preistorici – regalano atmosfere impareggiabili, cariche di incanto primordiale. Il Nord Est ne è ricco, e l’avvicinarsi della bella stagione (momento di riapertura per i siti ipogei che, a differenza dei principali, non sono visitabili nel periodo invernale) è un buono stimolo a programmare la scoperta o riscoperta di queste meraviglie della natura.

Celebre, per imponenza (che si rispecchia nella denominazione), è la Grotta Gigante di Sgonico, nei pressi di Trieste. Cavità carsica scavata da correnti sotterranee e custode della sala naturale più grande al mondo (dal 1995 inserita nel Guinness dei primati: 114 metri di altezza, 280 di lunghezza e oltre 76 di larghezza), fu esplorata nel 1840 e aperta ai visitatori dal Club Touristi Triestini nel 1908. Nota per i suoi mille scalini – cinquecento per raggiungere il fondo, una discesa nel cuore della Terra, e altrettanti per risalire –, accoglie i visitatori tutto l’anno.

Valli del Natisone. Oggi ultimo giorno di Aspettando le Vallimpidadi 2013.
Valli del Natisone. Oggi ultimo giorno di Aspettando le Vallimpidadi 2013.

È invece attesa intorno alla metà di aprile, al termine di importanti lavori di miglioria del percorso turistico (che hanno incluso l’attivazione di uno scenografico sistema d’illuminazione), la riapertura delle grotte di San Giovanni d’Antro, borgo del Comune di Pulfero, nelle Valli del Natisone. Gestito dall’associazione Tarcetta, il complesso è comunque fin d’ora visitabile da parte di gruppi, su prenotazione: una comitiva di 300 milanesi, per dare la misura dell’interesse stimolato dal luogo, raggiungerà le cavità in un weekend di maggio. Riparo fin da tempi antichissimi e luogo di culto dall’VIII secolo, se non da prima, le grotte di Antro si contraddistinguono per la presenza di una cappella e di un pregevole altare ligneo settecentesco di scuola slovena, con statue risalenti al Cinquecento e attribuite alla bottega di Giovanni Martini.

La mappa interattiva

Narra la leggenda che la regina Vida, rifugiatasi con la sua gente nella grotta, riuscì a respingere l’assedio degli Unni gettando sui soldati l’ultimo sacco di grano e facendo così credere ad Attila di disporre di una tale abbondanza di provviste da non temerlo.

Furono abitate già dall’uomo di Neanderthal le grotte di Pradis (a Clauzetto, in provincia di Pordenone), frutto della lenta erosione prodotta dal torrente Cosa. La discesa all’Orrido, un susseguirsi di cascate, archi naturali e anfratti, riaccoglierà i visitatori da domenica 30 marzo.

La Grotta Gigante
La Grotta Gigante

In Veneto spiccano il Parco delle Grotte del Caglieron, a Breda di Fregona, in provincia di Treviso (e anche qui lo spettacolo è fiabesco, acquatico), e le caverne di Oliero, nella Valle del Brenta, a Valstagna: dalle due cavità più in basso (Covol dei Veci e Covol dei Siori) scaturisce proprio il fiume Oliero, mentre quelle superiori (Covol dei Assasini e Covol dee Soree) sono ora asciutte. E incantevoli sono gli scenari offerti dalla Grotta Azzurra di Mel (Belluno), raggiungibile tramite un sentiero che parte dal castello di Zumelle (è necessaria un’attrezzatura da trekking): dopo aver risalito il corso del torrente Rui ci si ritrova in una piccola cavità dalle tinte incantate.

In provincia di Verona si trova invece la Grotta di Fumane, uno dei principali siti archeologici preistorici d’Europa: le testimonianze conservate nei depositi di riempimento dell’ambiente ipogeo, studiati dagli esperti dall’Università di Ferrara, documentano la frequentazione della cavità fin dall’era dell’uomo di Neandertal e dei primi Sapiens. Nel 1964 vennero avviate le indagini stratigrafiche nel contesto; seguì, dopo un lungo periodo di abbandono, una nuova campagna di ricerche archeologiche, geo-archeologiche, paleontologiche e paleoantropologiche, coordinate appunto dall’ateneo ferrarese. Gli accessi sono possibili nelle giornate di sabato e domenica.

Le Grotte di Villanova verso la riapertura

Attesa da quasi due anni, la riapertura al pubblico delle Grotte di Villanova – dopo l’improvviso provvedimento di blocco degli accessi emesso nel giugno 2023 – dovrebbe avvenire entro la primavera, coincidendo con la ricorrenza dei cent’anni dalla scoperta del maestoso sito ipogeo in Comune di Lusevera. Era infatti il 1925 quando, casualmente, alcuni paesani individuarono un profondo pozzo, che si sarebbe poi rivelato l’ingresso ad uno dei sistemi carsici più affascinanti e complessi della regione.

«Immediatamente fondarono il Gruppo Esploratori e Lavoratori Grotte di Villanova, associazione senza fini di lucro – ricorda il sindaco di Lusevera Mauro Pinosa, nipote di uno degli scopritori e per oltre 30 anni presidente dello stesso Gelgv –, e autofinanziandosi scavarono la prima galleria artificiale per permettere al pubblico di accedere al complesso sotterraneo.

Da allora la Grotta Nuova, così chiamata per distinguerla dalle altre cavità storiche della zona, è divenuta simbolo del territorio, meta di studiosi e appassionati di speleologia e geologia e attrazione turistica: la Sala Regina Margherita, la più maestosa, è stata perfino catalogata come “sede staccata” del municipio per consentirvi la celebrazione di matrimoni».

In vista del centenario e appunto della riapertura si sono ora intensificate le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria, finalizzate a prevenire i danni che potrebbero essere arrecati al percorso di visita dall’umidità, dalle infiltrazioni d’acqua e dal progressivo deterioramento delle infrastrutture di accesso e degli impianti elettrici.

«Negli anni passati – ricostruisce Pinosa – anche la Regione aveva capito l’importanza della Grotta Nuova e il ruolo del Gelgv, finanziando corposi lavori e la realizzazione di una nuova galleria di accesso. Questo tesoro naturalistico rappresenta un volano per l’economia locale e per tutto il comprensorio delle Valli del Torre: le gallerie nel sottosuolo, ricche di formazioni calcaree e ambienti suggestivi che cambiano ad ogni curva, offrono continui colpi di scena. È la cavità “di contatto” (ovvero creata dal paziente lavoro dell’acqua su due distinti tipi di roccia, calcarea e flysch) più lunga d’Europa e l’unica di questo genere attrezzata turisticamente. In un periodo storico in cui la valorizzazione del patrimonio naturale rappresenta una sfida cruciale, l’Alta Val Torre guarda avanti, consapevole che la cura e la salvaguardia della Grotta Nuova e la tutela delle sue straordinarie bellezze assumono un significato ancora più profondo: è una ricchezza eccezionale, patrimonio di tutti, che dobbiamo tramandare integro alle future generazioni».

I cunicoli sotterranei, solcati da un torrente, si sviluppano per oltre 9 km, in un susseguirsi di “corridoi” , ampi slarghi, tortuosi canyon: stalattiti, stalagmiti, colate calcitiche immergono in un mondo incantato, contraddistinto da un clima particolare e da un’aria pura, di alta qualità. Adesso non resta che aspettare il via libera alla riattivazione delle visite nelle cavità: nel frattempo, si sta ragionando sull’organizzazione di un evento celebrativo dell’anniversario secolare. 

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