Musei etnografici a Nord Est: la storia siamo noi
Alla ricerca delle nostre radici e delle professioni del passato in Friuli Venezia Giulia e in Veneto


Realtà “blasonate” – per dimensioni, patrimonio e, a catena, notorietà – e piccoli scrigni, proposte di nicchia non meno preziose per i propri contenuti ma più defilate, dunque poco conosciute al grande pubblico: il ventaglio dei musei etnografici presenti nel Nord Est è ampio, variegato e accattivante proprio per la sua composizione multiforme, oscillante fra macro e micro ma accomunata dal fil rouge della ricerca delle radici, dell’omaggio alle società e civiltà dei tempi andati.
La Busa a Forni di Sopra
A Forni di Sopra – aprendo dalla montagna friulana l’excursus alla scoperta di alcune delle perle di settore – la seicentesca casa rurale della “Busa” (oggi “Ciasa dai Fornés” ), che alla funzione di alloggio associava quella di ricovero per gli animali, documenta il passato contadino e operoso della Carnia, dove le mansioni agricole si intersecavano o alternavano, a seconda dei ritmi stagionali, con la lavorazione del ferro e delle fibre tessili.
I “Cràmars” , venditori ambulanti, e i “Tesseri” o “Tisidous” (che d’inverno migravano verso i possedimenti della Serenissima e degli Asburgo) lavoravano in casa le materie prime per la tessitura (lana, canapa e lino), per la cui colorazione venivano utilizzati estratti naturali nelle tinte del giallo, del verde e del rosso. In mostra, così, si trovano sia raffinati indumenti che tessuti, coperte, strumenti di lavoro, arredi. E poi ci sono i tradizionali “scarpéts” , la calzatura tipica di quelle terre. L’ingresso è gratuito.
Storie di miniera a Malborghetto
Il museo di Malborghetto, nei pressi di Tarvisio (aperto da martedì a domenica, dalle 10. 30 alle 12. 30 e dalle 15 alle 18), è dedicato alla Val Canale e riserva ampio spazio all’economia del territorio, a cominciare dalle estrazioni dalla Miniera di Raibl, a Cave del Predil (per secoli punto di riferimento europeo per piombo e zinco), e dalle attività imprenditoriali diffuse nella zona fra l’Ottocento e i primi del Novecento; il padiglione più recente, inoltre, spalanca una finestra sulla ritualità locale, con una sezione sui celebri e spaventosi Krampus.
La collezione di Ruttar a Clodig
Anche le Valli del Natisone offrono uno spaccato della quotidianità nei secoli scorsi, grazie alla collezione privata di Mario Ruttar (a Clodig di Grimacco) e a quella esposta nella frazione di Trinco, in Comune di Drenchia.

La prima è il frutto di dieci anni di ricerca e raccolta: tra il 1950 e il 1960, in un periodo di profondi cambiamenti economici e sociali, Ruttar recuperò un gran numero di oggetti della cultura contadina locale, prima della sua definitiva trasformazione

La Casa Rurale di Trinco
La Casa Rurale di Trinco si trova nell’ex scuola elementare del paese e ripercorre la storia del comprensorio valligiano dalla fine del XIX secolo alla metà del XX. Per informazioni su prenotazioni e accessi si può consultare il sito della Pro Loco Nediske Doline.
Nelle Valli del Torre si incontra invece il museo etnografico di Lusevera: a utensili d’uso domestico – bilance, stoviglie, pentole in rame – si accostano attrezzi artigiani e contadini e strumenti impiegati in latteria per la produzione casearia. L’intero patrimonio proviene dalla zona dell’Alta Val Torre.
La tradizione locale a Udine
Ampio, ricco di materiali e proporzionalmente noto è il Museo etnografico del Friuli, allestito a palazzo Giacomelli, in Borgo Grazzano, a Udine: il patrimonio è il frutto delle donazioni di Gaetano Perusini, di Luigi e Andreina Ciceri. Articolata e composita la collezione, che tocca vari ambiti della cultura tradizionale locale, coprendo un arco temporale che spazia dal XVIII a XX secolo: dalla sala “Fogolâr – Fogolârs” / Dalla famiglia ai friulani nel mondo” , per citare solo un esempio, riaffiorano le atmosfere della famiglia patriarcale, della comunità e dell’emigrazione friulana.

L’allestimento si sviluppa sui tre piani dell’edificio, con sezioni tematiche corredate da apparati didascalici e multimediali per gli approfondimenti. Le visite sono possibili il giovedì dalle 10 alle 14 e da venerdì a domenica dalle 10 alle 18.
La chiesa sconsacrata di Pescantina
Dall’economia fluviale agli ambienti dolomitici, passando per la ruralità della Bassa Padovana. Il viaggio nell’etnografia veneta ne offre parecchi, di spunti, che variano a seconda della geografia dei luoghi e dunque della loro vocazione. A Pescantina, in provincia di Verona, in una piccola chiesa sconsacrata accanto al duomo di San Lorenzo si trova il Museo etnografico dell’Adige, che racconta di quando il fiume rappresentava una preziosa fonte di lavoro e di ricchezza per molte famiglie: spaziando dalle attività di trasporto all’agricoltura, dai filatoi alle macine, la collezione documenta una dimensione quotidiana profondamente legata e segnata dal rapporto con l’ambiente acquatico. Da marzo a ottobre il sito è aperto ogni prima domenica del mese, dalle 10.30 alle 12.30; su prenotazione sono comunque possibili visite anche in altre giornate.
Il Retratto del Gorzon a Stanghella

Stanghella, in provincia di Padova, vanta invece un Museo Civico Etnografico tra i cui tesori figura, in primis, la mappa del “Retratto del Gorzon”: datata 1633 (ma probabilmente realizzata nel Cinquecento e in seguito aggiornata), fu ritrovata casualmente negli anni Settanta nella mansarda dell’edificio oggi sede del sito espositivo ed è per dimensioni una delle più grandi rappresentazioni cartografiche esistenti (7,950 metri per 3,385).
Restaurata dai padri dell’abbazia di Praglia, raffigura il territorio compreso fra Montagnana e Anguillara Veneta, delimitato a sud dall’Adige, ed è ricca di particolari nella descrizione delle coltivazioni, dei corsi d’acqua, delle paludi e degli insediamenti rurali. Al di là di questo preziosissimo cimelio, il museo di Stanghella testimonia la progressiva, continua evoluzione del paesaggio della Bassa Padovana e della cultura rurale, partendo dagli insediamenti preistorici, passando poi per le centuriazioni romane, le bonifiche medievali e i grandiosi interventi idraulici della Serenissima e arrivando, infine, all’avvento della meccanizzazione.
Montagne di cibo a Cesiomaggiore

Celebrato come un modello per le numerose attività di ricerca e di catalogazione promosse e per i piani di valorizzazione del patrimonio etnografico provinciale è il Museo Etnografico Dolomiti (a Cesiomaggiore, in provincia di Belluno), considerato struttura pilota nel settore. Tra le sue peculiarità il progetto “Montagne di cibo. La cucina veneta tra storia e memoria”, che si pone l’obiettivo di preservare l’eredità culturale culinaria regionale attraverso la documentazione filmica e fotografica della gestualità legata alla preparazione del cibo, la registrazione di memorie relative a tecniche e pratiche alimentari, approfondimenti storici sulle consuetudini nutrizionali fra Otto e Novecento.
La vita contadina a Fratta Polesine
Nel Comune di Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, si incontra infine il Museo etnografico della civiltà e del lavoro in Polesine, custode di testimonianze sull’antica dimensione contadina. Ad accoglierlo è palazzo Dolfin-Boniotti. Ampia la panoramica di oggetti in mostra, che spazia dai mezzi e dalle attrezzature agricole agli strumenti usati per la vendemmia, dai ferri da stiro ai giocattoli e materiali scolastici , dalla musica alla devozione popolare, fino a focus sui mestieri del sarto, del calzolaio e del falegname.
Venezia oltre 200 modellini di barche

Sono oltre 200 i modellini di imbarcazioni e di strumenti da pesca che compongono la collezione Ninni-Marella, ospitata dal Museo di storia naturale di Venezia: permettono di scoprire come si pescava nella laguna del gioiello lagunare nella seconda metà dell'Ottocento. Realizzati in quel periodo dall'artigiano di Chioggia Angelo Marella su commissione del conte veneziano Alessandro Pericle Ninni, studioso di etnografia, i manufatti sono descritti da didascalie che indicano pure i nomi dialettali .
A Chioggia in viaggio nella laguna veneta

Il filo conduttore è l'acqua, attraverso i secoli. Il Museo civico della Laguna Sud di Chioggia raccoglie una folta serie di testimonianze storico-archeologiche che hanno come comune denominatore l'elemento acquatico, appunto. Vi sono conservati reperti di epoca preromana, romana, medioevale, rinascimentale e moderna; l'allestimento comprende una mostra sulla cantieristica e la marineria a partire dal XVIII secolo e una sala sulle tecnologie idrauliche di difesa nell'età imperiale romana.
A Servola per riscoprire l’antico rione

Il Museo Etnografico di Servola custodisce documenti e oggetti legati alle attività produttive, alla vita sociale e religiosa del rione triestino dalla fine del Settecento agli anni Sessanta del secolo scorso. Al pianoterra sono state ricostruite la tipica cucina servolana e una camera da letto, con pagliericcio e cassapanche; cuore pulsante dell’abitazione era il forno, per la produzione del pane, principale attività quotidiana: in mostra, così, anche tutti gli strumenti necessari per la panificazione.
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