Sulle colline dei ciliegi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia

L’incanto della fioritura in primavera: gli itinerari da percorrere nel Nord Est. In Giappone (dove la pianta è simbolo nazionale) l’hanami, “ammirare i fiori” , rappresenta un autentico rituale

Lucia AvianiLucia Aviani
L’affascinante spettacolo della fioritura dei ciliegi che si può ammirare dalle colline del Veneto (qui sopra la zona del Soave)
L’affascinante spettacolo della fioritura dei ciliegi che si può ammirare dalle colline del Veneto (qui sopra la zona del Soave)

Corolle su corolle, a comporre nuvole bianche nel verde di colli e campagne o a far fioccare impareggiabili, impalpabili “nevicate” di petali sotto i colpi di vento.

La fioritura dei ciliegi è puro incanto, epifania della primavera: e se in Giappone – dove la pianta è simbolo nazionale – l’hanami, letteralmente “ammirare i fiori” , rappresenta un autentico rituale, oltre che un’attrazione su scala planetaria, anche il nostro Paese, e il Nordest, sanno offrire meravigliosi scenari da cartolina floreale.

Il periodo oscilla, a seconda delle zone, tra la fine di marzo e la prima metà di aprile: in questo lasso temporale i ciliegi che costellano il Collio Goriziano danno il meglio di sé, punteggiando le colline di chiazze candide, in un armonioso contrasto con le tonalità dei vigneti e del cielo. Tavolozza perfetta, spettacolo imperdibile.

Un itinerario a cavallo del confine fra Italia e Slovenia – prendendo come riferimento la fascia che da Cormons si allarga fino alla località slovena di Medana – è l’ideale per godere al meglio dell’annuale magia della natura. I percorsi, su strada asfaltata o sterrato, non mancano, dunque non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Basta immergersi negli ambienti del Collio e seguire le “pennellate” che ravvivano un paesaggio dominato dalle viti. La fioritura in questo lembo di terra di straordinaria bellezza era celebrata già nell’Ottocento, quando ai viaggiatori che soggiornavano a Gorizia e dintorni venivano proposte specifiche escursioni in carrozza nel comprensorio, appunto, del Collio/Brda.

Una delle possibili “Vie dei ciliegi” – per offrire appena una traccia, fra le tante opzioni – si apre a Brazzano, risalendo da lì la valle del fiume Judrio. Si passa sotto il castello di Trussio, appartenuto ai conti di Spilimbergo e caratterizzato da imponenti torri angolari risalenti ai Cinquecento, e si incontra poi Ruttars, sito fortilizio documentato fin dal 1289 (ne resta la torre quadrata, detta di Marquardo di Montelongo); si prosegue quindi verso Vencò, Lonzano – paese natale di Pietro Zorutti, uno dei maggiori poteri friulani dell’Ottocento – e Dolegna del Collio, dalla quale si può salire a Scriò, che spalanca una splendida veduta sulla pianura.

Caratterizzato dalla presenza dei ciliegi è pure un tragitto che si sviluppa fra Marostica e Pianezze (in provincia di Vicenza), una delle escursioni più piacevoli da fare in Veneto nel periodo primaverile.

La lunghezza del tracciato è di una decina di chilometri, il dislivello di 350 metri e il mese di aprile, appunto, risulta il periodo più indicato per cogliere tutto il fascino di un ambiente naturale ravvivato dagli alberi in fiore. In vari tratti il panorama che si apre su colline e pianura è mozzafiato, allargandosi fino ai Colli Euganei e Berici.

La camminata, inoltre, offre il pretesto per una tappa a Marostica – fra i borghi più belli d’Italia –, consente di passare davanti alla chiesa della Madonna delle Grazie (all’incrocio per Roveredo), edificata dalla gente del luogo come ex voto post pestilenza, e di incrociare il sentiero che conduce a Cima Agù, vetta custode di testimonianze della Grande Guerra. Altrettanto fiorita è la strada del Soave, che parte dall’omonima cittadina – tra Verona e Vicenza – e che per quanto celebre per i suoi vigneti vanta anche parecchi ciliegi: in questo momento dell’anno gli alberi ingentiliscono i colli con le proprie tinte delicate.

Un ulteriore sentiero “tematico” corre nei pressi del comune di Mason Vicentino, in provincia di Vicenza, dove a Pasquetta, abitualmente, si svolge la marcia dei ciliegi in fiore. Pure la Valpolicella, del resto, è legata alla “cultura” del ciliegio: un tempo la specifica coltivazione era rinomata quanto lo sono oggi le vigne, e l’abbondanza di legno offerta dalla pianta era una manna per la costruzione di botti, che conferivano un particolare e apprezzato sentore aromatico ai vini. Tipica della zona è la marasca, ciliegia scura e asprigna.

Quel fascino giapponese del Sakura

Fiori di ciliegio in Giappone.
Fiori di ciliegio in Giappone.

Sakura è il termine con cui in Giappone si indica il fiore di ciliegio, elemento così radicato nella cultura locale da essere motivo decorativo frequente - dai raffinati paravento alle stampe, fino alle raffigurazioni di paesaggi onirici - e presenza ricorrente nella poesia.

Nel Paese il periodo dell'anno in cui i ciliegi si colorano di rosa riveste una tale importanza che le previsioni del tempo includono l'indicazione dei giorni per i quali è attesa, di regione in regione, l'apertura delle corolle.

Protagonisti nei libri da Neruda a Čechov

Protagoniste anche in letteratura, le piante dagli irresistibili frutti rossi. “Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi”, scrisse Neruda, mentre “Il giardino dei ciliegi” – l’ultimo lavoro teatrale di Anton Čechov – narra le vicende di un’aristocratica famiglia russa di ritorno nella sua proprietà, comprensiva di un’ampia coltivazione di amareni, finita all’asta per debiti.

La mesta scena finale mostra i parenti disperdersi, sul sottofondo del rumore degli alberi abbattuti.

Tiziano e Beert: l’omaggio dell’arte

Non fiori, ma frutti. Alle ciliegie rende omaggio Tiziano nell’olio su tela battezzato proprio “La Madonna delle ciliegie” e conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Focus esclusivo sulle rosse delizie, invece, nella Natura morta con ciliegie e fragole in ciotole cinesi del fiammingo Osias Beert, olio su rame realizzato nel 1608, e nelle Ciliegie in una fruttiera d’argento della pittrice italiana Fede Galizia: l’opera, del 1610, è custodita dal National Museum of Woman in Arts di Washington.

 

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