La magia infinita della Val Rosandra, bellezza montana in miniatura
Un luogo unico che cambia nei colori e negli odori delle diverse stagioni, ma che si mantiene intatto nella sua essenza. E in aprile fiorisce

La val Rosandra è unica dal punto di vista naturalistico e geologico. Anche per questo i triestini amano quell’ambiente di montagna in miniatura, quasi un’incisione nell’uniformità dell’altipiano carsico. La “Valle” cambia con le stagioni, la sua bellezza varia coi colori e gli odori ma non ne muta l’essenza.
Ad aprile fiorisce, attirando scalatori, ciclisti ed escursionisti sul tracciato della vecchia ferrovia e sui tanti sentieri pietrosi incisi spesso nei ghiaioni, pareggiandone alcuni tratti. Il belvedere di Moccò costituisce uno dei più bei balconi per ammirare i fianchi della “Valle”, formati dal ripido digradare del terreno in modo quasi speculare dai bordi opposti dell’altipiano carsico, fino a toccarsi nel letto del torrente che ne bagna il fondo.
Il torrente e la chiesa
Il “Rosandra” sorge nell’entroterra sloveno e irrompe in “Valle” precipitando da un risalto alto una trentina di metri, che forma uno splendido e selvaggio laghetto e prosegue in un alternarsi di pozze e strettoie. Sulla sinistra orografica, il fianco si sdoppia nell’improvvisa e aguzza onda del “Crinale”, lunga cresta caratterizzata da un calcare bianco che scende dolcemente, in pigri e inclinati lastroni, dal lato nel quale è incastonata come una gemma sospesa la chiesetta di santa Maria in Siaris; precipita invece grigio, verticale e strapiombante sull’umbratile versante opposto, unendosi, attraverso un lungo e ripido canale boscoso, con la mole aspra e ghiaiosa del monte Carso, il più alto della zona, sulla cui cima piatta si fondono la natura inanimata delle pietre e quella viva dei prati e del bosco.
La vecchia ferrovia
Le pareti che si collocano lungo il tracciato della vecchia ferrovia, sulla destra orografica, ne assumono il nome. La “Piccola ferrovia” introduce alla parete dei “Falchi”, più che doppia per altezza.

Quei rilievi sono caratterizzati da un mescolarsi di colori, nei quali lo sfondo grigio è innervato da ampie chiazze di rosso e di giallo che tendono a sfumare fino a fondersi, per poi nuovamente distinguersi. Il settore della “seconda galleria” è invece scolpito su un calcare bianco che sembra replicarsi verso il basso con risalti più piccoli, in un’ininterrotta cascata di rocce che scende verso il torrente. Sui due versanti si succedono decine di pareti di varia altezza che talvolta riproducono in miniatura la morfologia e le forme di grandi montagne delle quali ricavano i nomi, dal “Montasio” al “Piccolo Cervino”.
Le salite
Altre salite devono il battesimo al colore (“la Bianca”), al nome del primo salitore (“i Falchi di Comici”), oppure alle forme o alle dimensioni che richiamano: “gli Altari” o “la Grande” (la parete più alta, 120 metri di dislivello); o, ancora, a qualche episodio o ricorrenza legati alla prima ascensione (“la via di Natale”), o alle caratteristiche del percorso (la ”Obliqua”, in Crinale, a mio giudizio la più bella di tutte).

Il Rifugio Premuda
Fino a qualche anno fa gli scalatori convergevano al rifugio Premuda a ora di pranzo e talvolta alla fine di una giornata di arrampicate, ma quel glorioso edificio ha scontato tempo fa una crisi di identità: rifugio o trattoria?
A giorni riaprirà, grazie alla passione e al coraggio di un alpinista, e sembrerà di tornare indietro, a tempi migliori. Mi capita spesso di affacciarmi dal belvedere di Moccò, o dallo spiazzo che lo precede, e di ripercorrere con lo sguardo il periplo della “Valle”: i ricordi sembrano allora lievitare come quella nebbiolina che talvolta sale dal fondo verso il bordo dell’altipiano.

Scalate, passeggiate, gite in bicicletta, in compagnia di tante amiche e tanti amici, coi quali, fin da ragazzi, l’abbiamo esplorata. Ma qualcuno non la frequenta più.
Altri ancora l’hanno lasciata per sempre e a noi hanno affidato la nostalgia: Enzo Cozzolino e Tiziana Weiss; poi il cantore della “Valle” Spiro dalla Porta Xydias e la prima sestogradista italiana, Bianca Di Beaco. Di recente Maurizio Fermeglia, Marino Babudri, Andrea Varnerin, Paolo Jesu. Eppure, quando vai in “Valle”, luogo magico, ne puoi sentire ancora la presenza. —
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